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venerdì 16 gennaio 2015


E poi, nella vita, vorrei fare la ghost writer.

E tu, che sei nascosto tra le lenzuola blu, mi guardi con un occhio solo. 
Ma che dici, mi dici.

Mi riesce così bene fare l'invisibile.

Ma non fare la stupida, ma quando mai. E ridi. 
Mi prendi la mano, l'accarezzi. Io sono lì che ti guardo mentre mi guardi ed è tutto un gioco di occhiate che si ricambiano.

Per dormire uso una tua maglietta che mi arriva alle ginocchia e poi, alla fine, ci giro per casa come fosse un vestito. 
Ma a che ti servono le certezze, ma le vuoi davvero? continui a dirmi come se fossi in loop.
E, in effetti, che me ne faccio delle certezze se cambio idea continuamente, se non riesco neanche a sfiorarti una mano, se ogni volta che si concretizza qualcosa mi verrebbe da scappare.
Vedo lei che ti mette i mi piace sulle foto e ti scrive cose in una lingua vostra e però io non ho capito perché io sono sul tuo letto e lei no.

Vado a preparare il caffè e faccio le scale scalza. 
Non so neanche che sapore abbia il caffè che faccio per te, quanto mi fa schifo il caffè.
Ti sfioro la punta del naso e tu mi dai un bacio.

Pensavo alla sera in cui mi hai detto che non puoi rischiare con me.
E se una mattina mi sveglio e tu non ci sei più? E se una mattina ti svegli e mi dice che sei stanca di me? Come la rimetto in equilibrio la mia vita se ti do' tutto e tu te ne vai? 
Al massimo ti potrei insegnare a stare sulle punte o che ne so a fare un piquet. Se mi ricordo come si fa.

Stanotte ho sognato che mi chiamavi amore e mi sono svegliata incazzata con il mondo. 
Pensa quanto riesco a essere stronza.
E, allora, fammi spazio e abbracciami forte e restiamo per un po' così che adesso va bene, oggi va bene e domani chissà.



lunedì 22 settembre 2014

Cose


Non ho niente da dire, ho finito le parole. 
Mi sembra di conoscerne giusto quattro in fila e di non poterne uscire da questa cosa.
Cosa, vedete. Non riesco a definire più nulla. 
C'è stato il tempo delle domande, delle richieste, delle giustificazioni.
Adesso c'è il tempo delle parole che mancano, dei cieli che cadono, delle case senza foto, di gelati mangiati piangendo e ridendo, di telefoni che non parlano ancora ma contengono le verità. 
É un anno nuovo e io stessa, probabilmente, sto prendendo coscienza di quanto sarà terribile, fantastico e straziante insieme.
Non so quale sarà la parte che predominerà: mettendole su un bilancino le novità brutte superano di gran lunga le belle novità.
Non vuol dire un cazzo, mi ripeto.
Mi brucia lo stomaco mentre penso a tutto quello che penso. 
Sapevo che partire, lasciarmi tutto alle spalle, avrebbe reso certi contorni meno sfocati.
Mi ci sono voluti venti giorni a Roma per fare pace con le mie budella, per convincermi che se qualcosa di sbagliato c'è (e ci sarà) non è solo con me che devo prendermela.
Adesso ho un collage di immagini che ripasso ogni tanto nella mia testa.
Adesso parlo cuore a cuore con una donna che mi ha raccontato le sue fragilità e mi ha fatto vedere il suo mondo, che se me l'avessero detto sette/otto mesi fa io mica ci avrei creduto e vi avrei detto siete pazzi, io che parlo con quella dei cazzi miei?
Invece, le cose succedono così come succede che ti arriva un'email e non hai voglia di chiamare nessuno, ma l'anno scorso alla stessa notizia avresti fatto i fuochi d'artificio, e allora fai lo screen shot al telefono e solo per dire che, guarda un po', mi sta capitando anche questo.
E con certe gente non ci parli proprio più o ci parli poco e con formalità, come farebbero due appena separati che mantengono rapporti civili solo perché aspettano la sentenza da un giudice.
Non voglio essere assolta, non me ne frega un cazzo di quello che dicono.
Esco il sabato sera struccata, il giovedì pomeriggio invece metto rimmel e rossetto rosso per poi prendermi la cazziata da chi ogni giorno mi augura il buongiorno.
Come se adesso, oggi, in questo momento, mi interessi davvero di lui e dei giochi di ruolo dove un giorno sono io a volerti e il giorno dopo sei tu.
E sono stanca, ma davvero, di capire dalle cose non dette, dei cuori, delle telefonate con la voce rotta dal pianto e dalle preoccupazioni.
Voglio una tregua.
Solo quella.



venerdì 22 agosto 2014

La pioggia è uno stato d'animo

Ora diciamocelo senza tanto girarci intorno: questa è l'estate più noiosa e cheduecoglioniquandofinisce dal 10 A.C a oggi 2014 D.C.
Passato il tempo di merda, che sia chiaro a me andava benissimo, anche perché stateci voi al settimo piano a Roma, non appena è arrivato un po' di caldo ci si aspettavano grandi cose da quest'estate.
E invece: un cazzo.
Encefalogramma piatto e neanche un Derek Shepard a tentare di salvare la situazione.
Il fatto è che io il mare lo schifo ma pure stare in montagna a fare nulla non è che mi faccia impazzire.
Con i milioni di libri che mi attendono, se finalmente voglio prendere sta benedettissima laurea, e la voglia pari a zero di studiare, mi sono cullata tra una storia d'amore struggente che ha degli alti e bassi che neanche le montagne russe di Gardaland, delle amiche sociopatiche che non per niente sono amiche mie e uno stuolo di amici di Facebook che hanno pubblicato tramonti e albe sul mare come se non ci fosse un domani.
Ma prima, quando non c'era Facebook, ma neanche instagram, il sole tramontava lo stesso?
Abbiamo delle prove in merito?
Anche gli over 50, che per me dovrebbero essere interdetti da usare i social network, hanno pubblicato panze e culi all'aria pensando di fare cosa gradita a tutti.
Per carità, belle le foto di voi che mangiate le linguine allo scoglio, anche quelle di voi distesi sul lettino del lido più inculato della Sicilia, anche il vino bianco che sorseggiate con la cena e poi, i gelati, le passeggiate serali, la fidanzata che sbava sulla tovaglia mentre cerca di diventare nera come Carlo Conti.
Tutto assolutamente bellissimo.
Ma farvele ste vacanze senza fare la cronaca a noi poveri cristi che siamo rimasti in città e che di vedervi a mollo a mare non ne abbiamo proprio alcuna voglia?
Ma l'estate finirà, fatevene una ragione e voi, originali come sempre, tornerete a pubblicare wake me up when september ends e poi November rains dei Guns N' Roses e poi sarà di nuovo Natale e si salvi chi può, se può.
Quest'anno però la novità assoluta sarà vedervi commentare la pioggia non con la solita piove senti come piove, madonna come piove, senti come viene giù - che, tra l'altro, sfido chiunque a sapere come continua dopo questa frase - e sono certa che anche i più originaloni non andranno a scomodare Britti con Agosto che già è lontano ma voi siete tanto vicini anche se piove sulle scale, no, quest'anno la vera novità sarà vedere le foto delle vostre finestre mentre piove con didascalia: la pioggia è uno stato d'animo.
Io ai Dear Jack gli voglio un bene che ho tifato fino alla fine come una quindicenne in preda all'ormone, anche perché sono frutto di quel genio di donna che è la nostra Signora Maria della tv, ma voi me lo volete spiegare che vuol dire che la pioggia è uno stato d'animo?
La pioggia è uno stato d'animo tanto quanto voi siete fatti di sole e avete il mare dentro.
Beati voi che io, invece, sono fatta di acqua e infatti ho un sacco di ritenzione idrica.

lunedì 28 luglio 2014

L'unico sogno che ho



Che cosa lo scrivo a fare che mi sento persa e senza un posto nel mondo? 
C'è bisogno davvero di scriverle queste cose?

Sentirsi a casa ovunque e da nessuna parte.
Sentirsi parte di qualcosa ma di niente in particolare.

Quest'anno non ho soffiato neanche una candelina, neanche un accendino acceso.
Che io, poi, in fondo, neanche ci tengo. 
E comunque, questo conto pari un po' non lo sopporto.

L'avere aspettative è una merda e io ogni volta dico che la smetto di aspettarmi qualcosa, un invito, una sorpresa, un sorriso, e dico che non pretendo niente e, in effetti, io non pretendo niente però ho quelle aspettative che poi finiscono sempre nel cesso. 
La mia vita è fatta di pensieri piccoli per la gente che ho intorno. 
Un messaggio, un cuore, un mazzo di fiori, una sorpresa, una lettera, un abbonamento premium a spotify, un treno preso al volo, un aereo prenotato qualche giorno prima, il piccolo principe illustrato e con dedica in prima pagina.
Solo che, a quanto pare, solo la mia vita è fatta di pensieri piccoli perché gli altri, la vita degli altri, è fatta di cose che io neanche so.
E io, dagli altri, la devo smettere di aspettarmi qualcosa.
Che ne so un cuore, un invito a cena, un esci fuori che sono qua davanti casa tua.

La vita in questo periodo in cui non ho un posto del mondo e faccio la vagabonda per l'Italia, zaino in spalla e reflex da qualche parte anche perché non è mia, mi sta insegnando che non devo fare domande ma pensare che nessuno ha voglia di stupire nessuno, che ciò che è importante per me non è detto che lo sia davvero.
Ho imparato che tutto si risolve dicendo: sono fatto così o non posso farci niente.
E non le uso le virgolette, o come si chiamano, che ci ho fatto una discussione che è durata una serata su quali sono le virgolette da utilizzare quando si deve citare qualcosa.

Mi sono rotta il cazzo.
Di me stessa, soprattutto.
Del senso d'inadeguatezza, delle aspettative, delle illusioni, dei sogni e delle speranze.

Ecco, io, in questo periodo, l'unico sogno che è ho è di rinascere con gli occhi verdi.
E vaffanculo al resto.

venerdì 4 aprile 2014

Rimmel


Se piangi che hai ancora il rimmel, ti bruciano gli occhi.
Sarà per questo che ci si strucca prima di andare a dormire.
Però, ieri sera non mi andava di struccarmi.
E neanche di parlare.

Avrei avuto bisogno di favole che iniziano con "c'era una volta" e finiscono "e vissero felici e contenti".
E una mano che mi accarezzava e mi diceva: non ti preoccupare, andrà bene e andrà meglio.
E nel frattempo singhiozzare ritmicamente senza sentirsi così stupida a farlo, senza sentirsi inadeguata e stronza.

E nessuno chieda il perché che tanto non lo so neanche io davvero. E nessuno che cerchi di capirmi come se fossi un oggetto di studio un po' strano, va così e poi passa.
E sono felice e poi no. E piango e poi rido.

E oggi piango.



lunedì 3 marzo 2014

Nudità


Mi spoglio per un attimo dei pensieri.
Mi spoglio completamente.
Ho i piedi che sembrano due ghiaccioli e le mani fredde, ma per me non funziona mai quella cosa di "mani fredde, cuore caldo".
M'immagino un "tu" immaginario.
Uno che si chieda perché mi ostino a non usare un pigiama visto che ho la pelle d'oca un poco ovunque.
E, questo "tu", aspetta che lo raggiunga sotto le coperte anche se vorrò riscaldarmi i piedi tra le sue gambe, anche se metterò le mie mani sulla sua schiena. Un "tu" che prenderà un po' del mio freddo per farlo diventare suo.
Dormo nuda. Riesco ad addormentarmi che fuori è già giorno. Manca poco e suonerà la sveglia.
Ma "tu", quello che sto immaginando che m'accarezza i capelli, neanche ci sei. Forse, neanche esisti.
Cullami un attimo e ferma sto cuore che batte più forte che mai.
Però, se esisti, fammi un cenno così capisco che non sto aspettando invano e io continuo ad aspettarti. Buona, in silenzio, come diceva sempre la maestra: se state buoni, in silenzio, il più buono ha una sorpresa.
Facciamo che la sorpresa, se sto buona e in silenzio, sei "tu".
E dimmi che un giorno arriverai e mi sveglierai con un bacio sulla fronte e poi magari io ti dirò di restare un po' abbracciati, che non ho voglia di andare da nessuna parte e invece tu devi proprio scappare a lavoro.
Ti chiederò, sorridendo, di fare l'amore e tu mi dirai non mi tentare.
Ancora un po', ancora un altro poco.
Allora, sarò in ritardo anche io e dovrò dire che la metro era bloccata, oppure qualcosa m'inventerò.
E poi, la sera tornerò da te e a quel punto chiamerò casa un posto soltanto e casa, probabilmente, sarai tu.
E litigheremo tanto e mi dirai che sono difficile e io sbufferò.
E avrai i capelli, bè, non so.. come li avrai i capelli?
Questo letto è troppo grande senza di te, uomo immaginario che vive nella mia mente e che mi tiene per mano quando faccio i brutti sogni.
Roma, invece, è troppo piccola perché ti vedo ovunque e invece non ci sei da nessuna parte.
Allora, penso a come potrebbe essere il nostro incontro.
Come oggi ai Fori Imperiali che c'erano le bambine vestite da principessa e i bambini vestiti da poliziotti.
Allora, ti cercavo tra la folla e avrei voluto trovarti a guardare il cielo, che era azzurro e senza nuvole, per chiederti se anche tu pensi che sia bellissimo.
Con il culo che ho, invece, se t'incontro sei con la tua fidanzata storica e le stai tenendo la borsa mentre lei guarda il cielo. O, ancora peggio, stai spingendo un passeggino.
Con il culo che ho, invece, "tu" forse già esisti e io so chi sei ma so che non mi vuoi anche se mi scrivi cose bellissime che ho imparato a memoria mentre, in questo letto enorme, tento di addormentarmi.
Con il culo che ho, le cose bellissime che hai scritto a me, le hai scritte anche a qualcun'altra (e che magari è anche la tua fidanzata).
Allora, una mia amica mi ha detto che non devo imparare a memoria le cose che mi scrivi ma devo cercare di ricordare che non sei mio.
Solo che "non sei mio, non sei mio, non sei mio" non suona bene come ninna nanna.
E lei dice che un giorno arriverà qualcuno che quelle cose le scriverà a me e mi vorrà come io voglio te.
Non le credo.
Mi sono talmente abituata a smezzare la felicità che "tu", se esisti, di sicuro sei già di un'altra.

lunedì 20 gennaio 2014

"Maria, io lascio il programma"


E’ tutto il giorno che scrivo e mi sembra che non sia mai abbastanza.
Lavo per terra, scrivo una cosa, salvo, cucino, ricomincio a scrivere, salva file con nome, chiudo pages, inizio a leggere, guardo una puntata di Gossip Girl (di nuovo, per la milionesima volta), riapro pages.
Sarà che ho passato 24 ore da sola ed è stato bellissimo.
Mi viene voglia di cantare, cucinare, scrivere, fare il bucato. Cose di cui, onestamente, farei a meno nella vita di tutti i giorni.
Non uso facebook da un po’, lo trovo deprimente e triste. La fiera dell’ovvio.
Ogni volta che vorrei pubblicare qualcosa, penso sempre che non ne vale la pena e richiudo tutto.
L’ultima volta che ci ho scritto, e mentre lo facevo ridevo da pazzi, qualcuno si è un po’ risentito, qualcun altro invece ha iniziato a ripetere quello che avevo scritto quando mi ha incontrato per strada. Che anche che palle. 
Usare cinismo e sarcasmo su Facebook è come andare con delle Laboutine vere a un matrimonio organizzato dal Boss delle Cerimonie (sì, il programma che stanno facendo ultimamente su Real Time).
Ecco perché non potrei mai firmarmi su questo blog.
Oltre tutto, su questo blog, ci ho buttato anche un sacco di paranoie e tristezze.
Oh gente, io non sono così. Non sempre, almeno.
Sono anche un po’ scema, un po’ bionda dentro.
Mi nutro di cibo spazzatura e ogni tanto anche di tv e musica trash.
Non è un vanto, attenzione. Anche perché passare da musica alternativa tipo Brunori e Colapesce per poi finire in doccia a cantare “case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale che anche se non valgo niente per lo meno a te, ti permetto di sooognare”, è quasi da border line all’ultimo stadio.
Solo che io mi prendo poco sul serio.
Mi piace parlare di Maria De Filippi e poi parlare seriamente di politica italiana ed estera.
Ho delle opinioni su Renzi, sulle staminali, sulla crisi, su Barack Obama ma guardo anche Master chef e odio Rachida.
Adoro parlare di calcio, di tifo, di calcio mercato, della juve che ruba le partite, dell’inter che è una merda perché, insomma, sticazzi chi vince, il bello è vedere il tifoso diventare nervoso di fronte le tue tesi assurde che per un secondo sembra che sei la massima esperta di calcio e poi resti perplessa di fronte un calcio d’angolo perché, ovviamente, non sai che cazzo è.
Dico un sacco di parolacce, guardo poca televisione perché odio la pubblicità e le fiction italiane. 
Sono cresciuta a pane e serie tv americane che Dawson’s creek e Gilmore girls ve li potrei doppiare senza alcun tipo di problema e, soprattutto, senza copione.
E ho visto tutte le puntate di Costantino e Alessandra a Uomini & Donne. 
Alessandra con quei copri spalla improponibili, i capelli lisci, lisci, gli occhi a palla. Le liti, “Maria, io, io ti saluto” e il finale con grandi pianti con Costantino che dice “non c’è un motivo per cui io oggi ti scelgo. Ti scelgo così perché è giusto che finisce così”.
E loro a Fregene che corrono, in sottofondo Venditti, i fuochi d’artificio sul mare, lei che dice “e quindi” e lui che risponde “e quindi, ti amo” come se ci fosse una logica.
Che ok, sono una persona impegnata, riservata, guardo i bei film, leggo un sacco e di tutto ma mi volete spiegare come fate a piangere, singhiozzando, se non guardate cose così? O se non ascoltate in loop tutta la discografia di Tiziano che la paranoia ce la tira a pacchi?
A me quando mi prende il momento trash, vuol dire che sono in palla sul serio e che qualcosa sta funzionando male.
Tipo ora che ho iniziato ad ascoltare “The voice within” dell’Aguilera e che ho la risatina nervosa di una che sta per esaurire.
Oggi, uno dal nulla, mi ha scritto che viene a Roma a metà febbraio e io volevo rispondergli “auguri” ma mi sembrava poco educato.
Mica l’ho capito perché mi cerca solo la gente che non m’interesserà mai.
Non so se s’è capito che sto scrivendo senza avere nulla da dire.
Mi sa di sì.
Solo che devo studiare e sto perdendo tempo di proposito perché mi scoccia farlo.
E quindi, niente, volevo raccontarvi anche questa parte un po’ idiota di me che avevo paura che m’immaginaste vestita h&m, con le cuffie grandi in metro, gli occhiali da nerd (no, questi li ho davvero) e il parka verde militare mentre leggo Bukowski.
Sono più normale, più sfigata, più niente di che di quanto voi possiate immaginare.
Ho anche qualche kg in più da un paio d’anni.
Però, questo blog, quando l’ho aperto quel lontano 2012, io non pensavo che sarebbe arrivato ad oggi e non pensavo che avrebbe “raccontato” tutte queste cose.
E forse, è una forma di esibizionismo quella di raccontarsi attraverso internet (il mio esibizionismo, però, è piuttosto strano considerato che tengo nascosto questo coso come Frodo con l’anello) però mi piace.
E mi piace leggere di alcuni di voi, immaginarvi di che colore avete i capelli, se quello che raccontate è tutto tutto vero, se siete delle persone simpatiche nella vita.
E mi piace scambiarmi le mail con la diciassettenne che mi scrive i trucchi per dormire ed è bella, bella e dolcissima.
Ecco, semplicemente, volevo ringraziarvi perché mi leggete e siete moltissimi, perché mi seguite anche se io riesco a seguire poche, pochissime, persone.
E perché io non me l’aspettavo che finiva così. 

martedì 14 gennaio 2014

Un'isola


La bionda, di là, studia inglese e ride mentre l'altra le urla contro che c'è Gabriel Garko alla tv che secondo lei è l'uomo più bello del mondo e quindi diventa scema a guardare tutte le fiction che ci propina la tv (e dove lui, di solito, recita da vero cane).
Io domani ho un esame e neanche un po' d'ansia.
Non ho studiato molto ma oh, l'ansia non ce l'ho, che ci posso fare?
Tant'è che invece di ripassare mi è venuta una gran voglia di scrivere. Cosa? Non lo so.
Io domani al professore gli parlo di me che sul libro c'è scritto che la modernità ha rovinato tutto, siamo più soli e meno consapevoli, siamo travolti dalle cose e più estranei e poi c'è il sesso che livella tutto.
No, non credo ci sia scritto esattamente questo ma sono le poche cose che ricordo.
Io domani gli dico che non sono sola, che ho degli amici belli come pochi, che ho una famiglia e una casa.
Gli dico che al massimo mi isolo, quello sì.
Sono nata in un'isola e io sono un'isola. Mi faccio toccare dalla gente come il mare tocca la Sicilia, mi faccio modificare ma in minima parte che per cambiarmi ci vorrebbero gli anni che non vivrò mai. 
Gli dico che ho prenotato un treno e che spero di prenotarne tanti quest'anno. 
L'isola vuole spostarsi e vuole vedere.
Non che non mi basti Roma ma qui mi manca la gente da abbracciare e io dopo un po', anche se sono un'isola, ne sento un bisogno impellente.
Ma è perché sono qui da poco o perché sono già grande per crearmi rapporti importanti?
Sto pianificando un'intera settimana da passare da sola qui a casa, mentre la bionda e l'altra tornano a casa.
Mangerò schifezze e studierò e così per sette giorni. 
Sembra la vita di un'anziana signora e non quella di una studentessa appena trasferita in una grande città. Ma che ci posso fare se mi hanno fatto vecchia?
Da mesi non aspetto chiamate, messaggi, non apro email con il cuore alla gola. Non c'è nessuno a cui pensare, nessuno da desiderare quando sono sola in questo letto troppo grande.
Sono vecchia dentro mi sa.
Che ci posso fare se non ci trovo niente di bello nel flirtare o nello scopare con gente che hai appena conosciuto? Non so come facciano alcune a farselo andare bene.
Sabato si avvicina una macchina, fischiano. Io e la bionda continuiamo a camminare.
Volete un passaggio, ci chiedono.
No, grazie.
Insistono.
No, grazie. E vanno via.
Rido.
Ma adesso si corteggiano così le donne?
Sì? 
Sono vecchia.

venerdì 10 gennaio 2014

Un timido aggressivo


"Ma voi, voi due, non eravate grandi amici?"
"Amici credevo di sì, grandi amici no di sicuro."
"E adesso?"
"E adesso non lo so."
"E' un cretino"
"Ma gli voglio bene ancora. E no, non è un cretino."
"Hai ragione, non è un cretino. E' capace ma fa delle cose che non hanno senso. E non sa prendere delle decisioni"
"Però gli voglio bene"
"Per forza, non riesci a essere obiettiva nei suoi confronti"
"No, sono anche obiettiva. So quando sbaglia e riesco a scindere quello che è per me da tutto il resto."
"Secondo me è un timido aggressivo e finisce per sembrare poco umile"
"In pratica, è come mio padre"
"Eh"
"Oh mio dio, sta cosa è terrificante".

Dialoghi tra me e colui che potrebbe essere la mia coscienza (ma, in realtà, è quello che potrebbe essere l'uomo della mia vita se non avesse il doppio dei miei anni).

Allora me lo ripeto tre o quattro volte al giorno: lui è come tuo padre ed è anche un timido aggressivo.
Na merda, insomma.

Roma, 3.52 di un giorno che non ricordo che giorno è.



mercoledì 8 gennaio 2014

Mi sa


Sono le 5.18 e le persone normali a quest'ora dormono.
Io no che non ho sonno e me ne verrà molto tra un paio d'ore quando invece ci si aspetta che faccia altro, come studiare o andare in giro a salutare amici e parenti.
Giovedì, quindi praticamente domani, torno a Roma e non sono pronta.
Non sono pronta, per la prima volta, a lasciare questo posto, a lasciare lei, a tornare in quella città e pensare alle cose, alle persone, che non avrò mai.

Comincio a pensare che se tutto va male è per colpa di tutte le catene di sant'antonio che ho spezzato negli anni.
Magari le avessi mandate ai miei dieci amici, che se te ne tornano indietro tre vuol dire che qualcuno ti ama, a questo punto sarebbe diverso.
In compenso, mi sta tornando la gastrite e faccio questa vita qui che alle 5 non ho sonno e alle 12 sono in coma.
Io quando mi immaginavo la mia vita mica me la immaginavo così.
Pensavo che a 23 anni dovevo essere già quasi laureata, con un fidanzato e un anello di fidanzamento all'anulare.
Mi sa che ci sto (ri)ripensando e rivoglio essere una principessa, o solo una signora bene che il pomeriggio esce con le amiche per giocare a burraco.
Mi sa.

venerdì 27 dicembre 2013

Fotoscrittrice, scrittricefotografa, scrittrice, fotografa


Hanno tutti una reflex, di cui sto imparando i nomi più per spirito di sopravvivenza che altro.
300D, 60D, MarkII e qualcosa.
E sto imparando anche le regole basi come non nominare una Nikon davanti un Canonista, non nominare una Canon davanti un Nikonista. Poi, ci sarebbe Fujifilm ma non ho capito se è da intenditori o da sfigati. Il confine è labile.
Avendo tutti una refelex, sono tutti fotografi. Semplice Watson! Più delle analogie di Socrate (o era Aristotele? Ma quanti anni sono passati dall'ultima volta che ho letto un libro di filosofia? Orrore!).
E se sono fotografi probabilmente avranno anche il marchietto in fondo alle foto e con buona pace di tutto il resto, se sei davvero fortunata, hanno anche la pagina fan su Facebook: *nomecognome* Photographer.
A tutto aggiungici che una bella parte di questi "fotografi" hanno anche le amiche modelle, semi modelle, quasi modelle o "a una modella non c'assomiglio neanche per sbaglio, ma tant'è..".
E mettiamoci che io non li sopporto perché in verità le reflex m'affascinano e io a premere click su questi aggeggini mi diverto un sacco, litigo un po' con la messa a fuoco e le mie foto non sono niente di che quindi il marchietto in fondo non ce lo metterei mai e non andrei in giro a dire "l'ho fatta io". E' una foto, una come un'altra.
Essere fotografi mi pare un po' diverso e probabilmente ha anche un significato più profondo.
Anche perché le pagine fan "photographer" per lo più contengono foto di scampagnate tra amici, bei primi piani per carità, qualche foto artistica con pozzanghera e arcobaleno ma non mi pare basti.
"Fai l'artista? 
E ce lo caghi che sei un'artista", direbbe qualcuno.
Da domani, io che ho un blog da più di un anno, mi faccio la pagina fan *nomecognome* blogger o ancora meglio *nomecognome* scrittrice.
Tanto ho un mac, un po' di fogli bianchi, delle penne, la moleskine, anzi ne ho due e qualche pennarello. Basterà?
E comunque, ogni tanto, anche a me riescono foto fighe quindi, forse, potrei dire di essere una fotoscrittrice o una scritfotografa o scrittricefotografa o una fotografascrittrice. Quale vi piace? Lo metto sulla biografia di Twitter (e sul curriculum vitae formato europeo con foto).
 Mi chiedo: sono io che mi critico troppo, sono gli altri che si prendono troppo sul serio, entrambi o "non so, non penso, non ho un'opinione in merito"?
Comunque sia ho trovato 60 motivi per rendere pubblico questo blog e 4 per lasciarlo così. Hanno vinto, stravinto con giubilo, i 4 motivi contro.
Chi l'ha detto che vince sempre la maggioranza? Non qui.

Sto cercando di scrivere i buoni propositi per l'anno nuovo che l'anno scorso mi è andata di culo.
Vediamo se mi riesce a farlo prima del 31.
In caso contrario: auguri a tutti voi, a tutti quelli che sono passati di qui, alle presenze fisse, alle presenze fisse anonime, insomma proprio a tutti tutti.
Buon inizio d'anno. Di cuore.

5 minuti di fotografie (e fotografie) che piacciono a me:

Elliot Erwitt





Koudelka 


 Steve McCurry




Fausto Podavini



Angelo Merendino




mercoledì 20 novembre 2013

D.


Attraverso la strada e non guardo mai nè a destra nè a sinistra. Non che non me l'abbiamo insegnato, anzi. 
La mano destra è quella con cui scrivi, a destra c'è la porta e anche il muro con appese le lettere dell'alfabeto, A come Ape, B come Birillo, C come Cane. A sinistra c'è la finestra e fuori dalla finestra c'è la strada e su quella strada, sempre a sinistra, c'è il papà di Paolo che di mestiere fa quello che aggiusta le macchine.
Comunque, io la strada, quando attraverso, non la guardo mai, anche se le maestre mi hanno insegnato e ancora mi ricordo. 
Quindi, finisce sempre che qualcuno mi tiri per il braccio.
Mi trattengono mentre loro controllano che si possa attraversare, poi dicono che sì, ok, si può. 
Tipo, l'altra sera è stata la mia coinquilina. Un po' prima era stato qualcun altro.
Ed è una cosa che in fondo, ma non l'ammetterò mai, mi piace. 
Mi piace pensare che, nonostante tutto, ci sia qualcuno che si preoccupi non di me ma per me.
Io penso che sia un gesto d'affetto puro. Incontaminato.
Perché le persone così mi danno lo spazio di essere fragile, di piangere un po', di essere distratta dalle luci, di pensare un po' meno.
Ultimamente cammino per strada e penso sempre che mi manca qualcuno che mi ripeta che sono brava.
Sono in equilibrio su questo filo e basta un niente perché io cada e mi faccia male. Mi guardo intorno e non c'è nessuno, eppure penso che basterebbe che ci fosse qualcuno a destra o a sinistra (che so riconoscere) a dire: "brava, continua! Un passo alla volta. Brava. Stai facendo bene, non ti fermare".
Mi sento come quelle ballerine da carillion che la gente carica, carica, carica e poi fa girare con  una musica insopportabile in sottofondo.
Con quel sorriso irritante sul volto.
Che vuol dire? Non lo so.
Non so un sacco di cose. A lezione ho scoperto che è un bene.
Mi faccio molte domande ultimamente e, di solito, le faccio a me stessa.
Mi hanno detto che restare è difficile tanto quanto andarsene. Stronzate.
Restare è comodo, è facile, è un modo per tenere a bada i sensi di colpa e accarezzare l'abitudine.
Andarsene è doloroso, straziante, liberatorio, bellissimo. In ordine, così come li ho scritti.
Lasciare a metà qualcosa non so com'è, non ne sono capace con i libri, con i film, con le serie tv, figuriamoci con le persone. Non so come facciate voi a sopportare questi rapporti intermittenti che si accendono e si spengono come le luci di Natale, che hanno già montato alla Coin vicino casa mia.
Ci sono, non ci sono, ci sono, non ci sono, ora sì, ora no, ora ti amo, ora forse non lo so.
Voi persone così siete assurde, egoiste, insopportabili.
E probabilmente, voi persone così, non capirete mai la dolcezza di qualcuno che si ferma per strada per controllare che non passino macchine o, che ne so, qualcuno che ha il doppio dei tuoi anni e potrebbe essere tuo padre, ma ti manda un sms al giorno per sapere come stai, se hai mangiato, se stai studiando.
Non capireste mai il bisogno di camminare su un filo lungo e in bilico solo per sentirsi dire brava, perché per voi sarebbe un modo per piangersi addosso e invece è solo bisogno di certezze e di presenza.
Ho molti dubbi in questo periodo, talmente tanti che ne dimentico un paio al giorno.
So quante kcal ha un Crispy Mcbacon, so che la mattina a lezione arrivo tardi anche se mi sveglio prestissimo, so che questa è la vita che voglio e so che sono felice di aver rischiato.
So che mia cugina mi ha comprato un rossetto fucsia perché secondo lei mi starebbe bene e io quando me l'ha detto mi sono sentita una bambina a cui regalano la prima trousse.
Ho dei dubbi sul PD, sul Papa, su Barbara D'Urso che con la faccia contrita intervista minorenni , sui miei punti neri, sulla gente che si sposa perché andarsene e lasciare tutto sarebbe troppo complicato, sul blu e il nero accoppiati insieme, su quelli che dicono che ti amano e poi la sera scopano un'altra, su quelli che dicevano "ti adoro" e poi ti trattano di merda.
Mi faccio molte domande, mi rispondo sorridendo, non mi piango addosso. Non piango proprio perché non mi ricordo più come si fa. C'è un bottone da qualche parte per attivare la lacrimazione?
Non dormo più.
Desidero qualcuno che rinunci al giubbotto per darlo a me perché ho freddo, che guardi le macchine che passano prima di farmi attraversare, che mi stringa forte tutte le notti che qui ci sono i tuoni che fanno tremare le finestre e io ho paura.
Desidero qualcuno che sappia esserci e che risponda alle mie domande.
Desidero che è un'altra bella parola che inizia per D.
Dubbi.
Desidero.
Dormo (speriamo).

(Sono quasi le 3. Il post non lo rileggo. Probabilmente non ha neanche senso.
Scusatemi.)

martedì 6 agosto 2013

"Lei, Lui, Firenze"


Abbiamo aspettato un po', quanto basta perché qualcuno mi chiedesse se era tornato tutto come prima, se eravamo di nuovo e ancora quella gran coppia invidiata dagli altri. Ho fatto cenno di no con la testa, mi hanno sorriso in risposta. La gente non ci capisce.
Ci siamo seduti ad un tavolo per quattro ma eravamo in due e ci stavamo larghi in quel tavolo che un po' ci avvicinava anche se non volevamo.
Mi ha chiesto se volevo del vino, ma lo sa che con il vino non ho un buon rapporto. "Vino bianco", ha detto sicuro. Vino bianco, allora sì.
Ha ordinato qualcosa da mangiare, da dividere.
Mi guardavo intorno e mi sembrava di vivere una scena già vissuta mille volte. Come un deja vu ma più reale.
"Come stai", gli chiedo.
"Stanco, come sempre". Sorride. Mi guarda.
"Raccontami di te, ti prego", con la testa da un'altra parte, con il pensiero verso qualcuno che non ricambia e che non sa quanto mi piace il vino bianco e non saprebbe nemmeno ordinare al posto mio.
"Pensi davvero che sia una buona idea, stare seduti in un bar fino alle nove di sera? 
Bere un altro Bianco Sarti guardando la gente, discutere di ferie e lavoro, fare finta di niente".

"Che vuoi che ti racconti?".
Voglio che mi racconti che ti sei innamorato di un'altra con gli occhi più belli dei miei, più intelligente di me, che parla meglio e si lamenta di meno.
Tengo un lembo di un tovagliolo e lo stringo forte.
"Voglio che mi racconti di te!"
"Sei tu quella che viaggia!".
Continuo a stringere un lembo del tovagliolo che è come un appiglio a qualcosa che non fa male. Non come le sue parole, non come il mio stomaco che non sente le farfalle. E porca miseria, perché non puoi sentirle? E' quello giusto, ci vuole tanto a capirlo?
"Magari andrò a vivere a Firenze. Ho chiesto trasferimento anche lì".
"Parlar di Firenze, di come è invecchiata dall'ultima volta che l'ho salutata".

L'anno scorso quando ho deciso che era finita ero lì, a Firenze.

Seduta dentro una libreria del centro, il thè caldo e un libro da sfogliare. Una donna anziana, con i capelli riccissimi e grigio cenere, che leggeva il suo libro ad alta voce e rideva.
Ma in un modo così bello, ma così bello, che a me sembra di sentirla anche adesso.
Io l'ho capito lì, che tra noi era finita. L'ho capito mentre avevo il telefono scarico, fuori c'era un gran freddo e lui non mi mancava neanche un po'.
L'ho capito perché il sorriso di quella donna era quello di una a cui non mancava niente e io mi sentivo talmente vuota che per riempirmi ci voleva qualcuno che ci credeva in me. E lui non ci credeva.
L'ho capito ogni volta che, in quell'anno, sono tornata a Firenze perché ho cominciato a sognare di nuovo. L'ho capito quando qualcuno mi tendeva la mano e lui mi diceva che erano solo sogni.
"Penso che sia una follia andare all'Ikea, c'è sempre una gran confusione anche di sabato sera.
Poi, lo sai mi fa tristezza guardare la gente che sogna di comprare tutto e si accontenta di niente".

Dice Firenze e mi viene da ridere forte. Ride anche lui.

E' la situazione di un film riuscito male: seduti al tavolo di un ristorante, a sorseggiare vino e a parlare di lui che parte per Firenze.
Che sempre l'anno scorso, quando tornavo e gliene parlavo con occhi sognanti finivamo per litigare, che "che avrà di così speciale 'sta Firenze?".
E io non sapevo rispondere e non so farlo neanche oggi.
"Mi guardi e sorridi, non sono cambiato dall'ultima volta che mi hai perdonato. 
Che cosa vuoi che ti dica? Con te sto bene, anche se ormai è finita."

Abbiamo finito subito il vino bianco e lui se ne già versato un secondo bicchiere. Gli butto addosso un po' delle mie preoccupazioni, parlo così senza fermarmi e senza prendere respiro.

E' la parte più razionale, più riflessiva di me.
Tra qualche anno lui sarà un medico fantastico e io chissà che cosa.
Penso che probabilmente, nonostante tutto, con lui non tornerei mai.
Ma com'è che finisce l'amore? Così, una mattina ti svegli e dici "Ok, è stato un piacere, finché è durata".
"E lo so che non basta un bicchiere per sorridere e dimenticare, le mie solite bugie, le mie sciocche fantasie. Ma stasera ho voglia di brindare a un'altra storia d'amore per noi che non ci amiamo più".

Che io non lo amo più e lo so, lo sento in ogni centimetro della mia pelle. Ma, allora, perché ho questo bisogno di abbracciarlo, di sentire i suoi capelli tra le mie dita?

E' un bene che va al di là dell'amore. E' sapere che è, e sarà per sempre, l'altra metà della mela, quella parte che mi completa. Conosco ogni piccola smorfia, mania, le ossa della clavicola che escono fuori anche adesso che c'è qualche kg in più.
Un bene che va al di là di quello che è successo in quest'anno separati, tanto che vorrei raccontargli di quanto sonno sto perdendo, dell'aria che mi manca.
Non lo faccio perché so che, probabilmente, farebbe male.
Io, davvero, non lo capisco il mio cuore che potrebbe avere l'amore e si accontenta di niente.
"Che bella Firenze, le sere d'estate, le luci del centro, le nostre risate.
Cosa vuoi che ti dica? Ti voglio bene anche se ormai è finita. 
Non sarà certo Mastroianni a cancellare di colpo sei anni e non sarà questa stupida sera a cancellare una vita intera".





Ma stasera ho voglia di brindare a un'altra storia d'amore, per noi che non ci amiamo più.

martedì 16 luglio 2013

Vivi


Ho delle foto da togliere dalle pareti ma non ce la faccio. Sono lì  e mi guardano tutti i giorni, quando mi sveglio e quando mi addormento. Sono lì e non dovrebbero più esserci.
Ho dei pensieri per la testa: quelli che non lasciano spazio ai punti. Sono delle virgole continue e difficili da spiegare alla gente perché si annoierebbe, perché le mie fragilità sono mie mica loro.
Ho dei libri da leggere, me ne regalano molti e non sanno quanto bene (mi) fanno.
Ho delle storie da ascoltare, da raccontare, di cui innamorarmi, per cui emozionarmi. Come l'anziano signore che ieri mi raccontava della sua vita, del carro tirato a mano quand'era in Toscana, della bellezza di Lucca, dell'efficienza di Modena, dei nipotini a Roma.
Ho il cinismo insito in me, come una malattia che scava e scava e poi fa i buchi nello stomaco. Un cinismo che è una difesa, che rende forti ma debolissimi allo stesso tempo. Che ti svuota l'anima e neanche te ne accorgi.
Ho dei sogni che sono degli incubi e la mattina mi sveglio con l'ansia di qualcosa che non è mai successo e mai succederà. Sento la sua mancanza ma la rispedisco indietro come un boomerang perché non voglio più averti tra le mie cose e nelle mie giornate.
Ho delle domande da fare a cui nessuno da' le risposte.
Ho degli scatoloni da preparare:  vita da prendere e chiudere con del nastro adesivo.
Ho una nipote che dice: "che sseei bbella".
Ho delle amiche che danno la colpa alla luna calante quando le cose mi vanno di merda.
Ho una nausea continua, anche in questo momento.
Ho molta voglia di scrivere ultimamente.

Io non lo so che cos'è quest'irrequietezza che mi porta a vedere il nero nelle cose e poi il rosa e poi il nero e poi il rosa.

E' come essere due persone in una: la prima vorrebbe abbracciare il mondo, la seconda lo vorrebbe sfanculare tutto per intero.
Mi sento incompleta e non sono sicura che partire mi completerà davvero.
Ma intanto, come fai a saperlo se non lo fai?
Io me lo chiedo spesso: come si fa a restare vivi?
Non vivi con il cuore che batte.. quello, su per giù, so come funziona.
Vivi con una testa pensante. Vivi senza farsi trascinare dai brutti pensieri. Vivi.
Come?

sabato 29 giugno 2013

Le favole al contrario


Non lo voglio sapere quando è amore. No. 
Voglio sapere quando non lo è.
In fondo, ho sempre fatto confusione. 
Ho pensato di essere innamorata e non lo ero, ho pensato di amare e poi forse chissà. 
Allora, ditemi quali sono i segni di un non amore e come si gestisce.
Che se io non ti amo e non ti stimo e non ti voglio, tu per me non esisti.
Nel non amore c'è libertà. La libertà di essere me stessa, di non doverti piacere per forza, di ridere quando mi va e di non sentirmi scema se tu non mi capisci.
Nel non amore, io posso dirti di lasciarmi in pace quando voglio stare sola, perché se ti amassi ti vorrei lì proprio in quei momenti. 
Nel non amore, posso chiederti di essere assolutamente sincero con me e non mi offenderei mai. Tu mi dici che con quel vestito, con quei capelli, con quegli occhiali sono un cesso e a me scivola. Se ti amassi, m'importerebbe quello che pensi di me e tutto sarebbe falsato in un fare per ricevere approvazione.
Il non amore non è poi così male come dicono. Se io non ti amo e tu non ami me, se io vivo senza di te e tu anche, non abbiamo davvero "bisogno" l'uno dell'altro. 
Che io non voglio avere bisogno di nessuno. Voglio avere bisogno di me stessa ed è una cosa su cui sto lavorando e non so se ci riesco.
Tanto, poi, anche se fosse amore finirebbe comunque, prima o poi. E allora, tanto vale, cominciamo dal non amarci. Stiamo insieme perché così non siamo soli. Stiamo insieme perché la gente che ti vede sola pensa che tu sia infelice per forza (che poi anche no, ma chi glielo spiega?).
Non amiamoci che è più facile. Non innamoriamoci che è anche meglio. 

E non lo so perché scrivo queste cose adesso, ma ci penso da ieri e a qualcuno dovevo dirlo. 

giovedì 6 giugno 2013

L'alba del giorno dopo (ma anche del giorno prima)


Questa è la seconda alba che guardo in due giorni, ergo non si dorme un cazzo qui. I motivi sono più o meno piacevoli, le dodici ore notturne che impiego pensando, un po' meno.
Escono i mostri quando pensi oppure esce la roba noiosa, quella della routine, tipo: "devi comprare questo, devi tagliare i capelli, devi studiare". Roba angosciante per una che non ha mai tempo anche se non si sa bene cosa fa nella vita.
Ultimamente scrivo. Un po' di qua e un po' di là. Mi leggo sulle bacheche facebook della gente che mi condivide, che ci mette i cuori sopra e che poi scrive che è emozionante leggermi.
Emozionante, che paroloni.
E poi c'è questo blog e voi che commentate sempre e voi sì, siete emozionanti. Perché scrivete che "sono bella da piangere" e io un po' piango davvero. Tanto dicono faccia bene.
Insomma, penso e ripenso e prendo decisioni. Poi le cambio perché le decisioni notturne, di mattina, sembrano sempre una stronzata colossale.
C'è quella foto che pensavo potesse far male e invece ho sorriso e ho pensato "cacchio che belli". Magari, ridevo per gli aperitivi a base di vodkalemon e patatine oppure perché in questi casi si ride. Però, davanti alla bellezza oggettiva che fai? Sei tu che non c'entri, loro sono belli.
Sei tu che potevi anche evitare di entrare in un vortice così. Che loro sono loro e tu, ultimamente, ti stai solo incasinando la vita.
Non che mi dispiaccia.
Mi pare almeno di viverla che prima era tutto un: università, casa, "amore come stai oggi? Com'è il tempo lì?", pranzi, cene e "amore buonanotte a domani". Che quella non è vita, piuttosto è vederla passare.
E quindi, loro sono belli e io non lo so. Mi sento Rosella quando Ashley piange la morte di Melania. E lei dice: "Ma me lo potevi dire prima che l'amavi". E ci vorrebbe una voce fuori campo che le dice: "Porca miseria Rossè, è stato sposato con lei per tutti questi anni e te lo doveva anche dire che l'amava? Pure tu, figlia mia datti una svegliata".
In fondo, Ashley secondo me era un cesso e lei aveva un marito niente male. Ma le cose si capiscono dopo, probabilmente.
Come io capirò dopo l'errore fatto. Un giorno, quando sarò vecchia e sola, penserò a Lui e farò "aaah" perché non potrò dire altro. Solo "aah". Come a dire: avrei avuto una bella casa, una bella macchina, dei bei bambine, delle belle vacanze. Sarebbe stato tutto bello. Ma tu, no. Tu vuoi la vita e allora tienitela la vita. Ne riparliamo tra trent'anni.
Invece, lui vuole ancora me che della vita dice che non se ne fa nulla. Mi porta i regali, mi manda pensieri, mi lascia sguardi che sanno d'amore. Ma il mio cuore non batte e ancora nessuno mi ha insegnato i comandi, perché se li sapessi li userei. Gli ordini al cuore non si possono dare, è un muscolo involontario ed è l'unica cosa che ricordo di biologia.
Gli ordini alla testa invece sì. E alla mia testa ho detto che via uno e via anche l'altro, che sola si può e che no, non ci penso nemmeno a tornare a testa in giù su un water.
E poi, basta. Sono le 5.21 e ancora non c'è luce ma gli uccellini stanno già cinguettando felici e io faccio colazione con un cornetto Algida o con latte e Abbracci (della Mulino Bianco).

Piccolo ripassino, per chi non avesse capito di cosa parlavo:

martedì 4 giugno 2013

Devo trovare marito entro il 2018


La cinquenne mi ha dato cinque anni di tempo per trovare marito.
Non un fidanzato, uno con cui uscire, un compagno. No! Un marito.
Perché lei tra cinque anni, avrà già la veneranda età di dieci anni e potrà fare la comunione. "E vuoi venire alla mia comunione senza un marito?".
Assolutamente! Che sia mai!
Io non lo so, che tipo di mostro abbiamo creato ma più sto con lei e più ho paura. Dicono sia uguale a me da piccola.
Stessa sicurezza, stessa testardaggine, stessa linguaccia velenosa.
Secondo me no, perché lei è avanti anni. E' avanti anche se la paragono alla me di ora.
La cinquenne ha un fidanzato ma lo divide con due amiche, dice che non vuole forzarlo a scegliere da ora, tanto lo sa già che lui è suo e lo sarà per il resto dei suoi giorni.
"Si stancherà delle altre due e tornerà da me".
E come fai a contraddirla una che "lo sa già"?  Io non lo faccio di sicuro.
Questo fidanzatino fedifrago, l'altro giorno, le ha aperto la porta e l'ha lasciata passare per prima e poi, alla fine, le ha dato un bacio sulla guancia. Paraculi già da bambini.
Lei è tornata a casa come se avesse visto la Madonna e tutti i santi: "Emme, lui mi ha baciata!".
A me è preso un colpo pensando che  questi, all'asilo, già si baciano ma poi è prevalso il senso di tenerezza.
Perché la cinquenne ha gli occhi sognanti e le guance sempre rosa. Pensa al suo futuro e non ci vede crepe, come facevo io alla sua età e ancora dopo tanti anni.
Perché in questo siamo proprio uguali: guardiamo avanti e non ci fermiamo mai all'oggi e all'ora. Non so se sia una cosa buona o giusta, so che ho preso delle batoste niente male per questo, ma è così ed è tremendamente da noi pensare a cosa faremo tre due, cinque, dieci anni.
Mi piace il fatto che sappia chiedere quello che vuole, con forza e con tenacia. Che non si faccia fermare dagli altri, che non si faccia scoraggiare dalle amichette bionde e con gli occhi azzurri che hanno nomi che sanno di miele quando lei ha un nome così mascolino ("ma finisce per A, quindi è da femmina!").
Adesso vuole trovarmi marito e i candidati, in realtà, non sono molti. Nella lista c'è il mio ex, che a lei sta tanto simpatico, un suo compagnetto di scuola, che saranno mai 18 anni di differenza d'età nel 2013, e un mio collega che piuttosto la morte.
Quando ho rifiutato tutte le proposte, mi ha detto che sono difficile e che alla fine devo "solo trovare un marito". Abbiamo stretto un patto: lei cerca mio marito e io m'impegno a sposarlo entro il 2018.
Mi pare ragionevole.
Unica clausola è che non sia come Gabriel Garko che a lei piace tanto ma a me fa pietà. M'ha detto che non capisco niente e anche questa volta l'ho presa per buona.
Alla bambina piace quel genere lì: biondi, tristi e tendenti al gay. So che un giorno cambierà idea.


domenica 2 giugno 2013

I miei sogni hanno l'ansia


Ho sognato di fare un incidente.
Ero ferma ad un quadrivio, persa nei miei pensieri, quando un camion rosso - e grande - investe completamente la mia macchinina, azzurro "settimo cielo".
Dovrei essere morta e invece no.
La macchina dovrebbe essere distrutta e invece no.
Tutto è al suo posto, come se nulla fosse successo.
Il camion continua per la sua strada, si ferma solo un centinaio di metri più avanti.
Dovrei incazzarmi, scendere dalla macchina e urlare.
Dire: "Che cazzo fai?! Potevi ammazzarmi!" e invece no.
Resto sempre al centro di questo quadrivio e penso che alla fine sono viva, nessuno si è fatto male.
E allora, metto la prima con il cuore in gola e mentre guardo il camionista da lontano, decido di tornare a casa.
Tornare a casa o in qualsiasi altro posto che mi porti lontano. Perché la colpa è la sua, ed è evidente, ma metti che anche io ci ho messo il mio?
E allora, prendo e vado via perché le spiegazioni del camionista non le voglio e non voglio neanche che qualcuno mi urli contro e mi dica che, in fondo, è anche colpa mia.
Che in effetti, ero ferma a questo quadrivio e forse non avrei potuto starci o, magari, bastava che mi spostavo di un millimetro e lui sarebbe passato senza causare problemi.
Perché io, sono un problema per me ma non voglio essere un problema per gli altri. 
Il camionista era distratto: sarà stato preoccupato, stressato, avrà una moglie a casa e uno stipendio che è sempre troppo poco. 
Avrà delle preoccupazioni maggiori delle mie, più importanti.
O semplicemente non mi ha visto. Io così piccola e lui così grande.
Sono viva e questo è quello che conta davvero. 
Era un sogno, ma io ho ancora l'ansia.

La cosa preoccupante è che se succedesse davvero, so che penserei le stesse cose. E non solo per un camion che prende in pieno la mia macchina.

martedì 9 aprile 2013

Siediti, rilassati e respira

In ordine, oggi:

  • Mi sono bullata di voi con quelle quattro amiche che sanno del blog. Che avere gente che ti legge è figo, ma avere voi è ancora meglio. Tutti i vostri commenti su dove dormire e cosa fare a Roma mi hanno reso più tranquilla. Qualcosa da fare, anche se da sola, la troverò. E scriverò, come mi ha consigliato la Diciassettenne. Poi, vi ammorberò con l'ennesimo post su Roma. 
  • Messo a formattare una pen-drive. E fin lì, niente di serio. Ma ho un mac e anche le cose banali assumono serietà assoluta. Per esempio, ho scelto la formattazione con modalità "sicurezza media": benissimo, è da un'ora e mezza che aspetto che finisca. Dicono, che utilizzi lo stesso metodo della CIA per non lasciare tracce, ma io rimpiango lo stesso il caro vecchio Windows. Cliccavi con il tasto sinistro su formatta e in un minuto (1) avevi già terminato.
  • Ho letto delle storie e ho pianto. Storie meravigliose di un libro che in pochi leggeranno (che peccato). Magari, un giorno, ve lo consiglio.
  • Fatto tutto di corsa pensando di avere un appuntamento. Quindi: prendi, sposta, aspetta che il Mac finisca questa serissima formattazione, vestiti, guardati allo specchio (fai schifo. Ti dovresti truccare ogni tanto ma manca la voglia). Corri, sistema, riprendi, risposta. Poi, chiama e scusati per il ritardo: "Ciao, scusami! Sto arrivando!". Senti come si divertono dall'altro lato del telefono e tu non capisci. "Emme, tesoro, ti avevo detto di pranzare insieme domani, non oggi. Ok?". "Ah, certo. Si, infatti. Ok!".  Risiediti, rilassati e respira. E' tutto ok.

lunedì 8 aprile 2013

Roma, da sola, help!


Sono una persona equilibrata e con il senso della misura, ormai, lo sapete.
Quindi vi avevo scritto ieri che non avevo voglia di andare a Roma ecc ecc.
Invece, ci vado per tre giorni. Da sola. Lo so, sono cose che dovrei evitare di scrivere su un blog pubblico ma tanto non ho intenzione di incontrare nessuno.
Quindi, sono sola.
Quindi, vorrei sapere da voi dove dormire e cosa fare. Da sola.
Mi date qualche idea?