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domenica 3 novembre 2013

Wor(l)ds #5


Le premesse non le faccio nemmeno più.
I lettori attenti avranno capito che sta diventando una rubrica fissa e che la amo molto.
Questa settimana c'è anche un po' di me (purtroppo poco davvero). 
E se vi sbrigate, entro domani, potete partecipare anche voi al wor(l)ds #6
900 caratteri, spazi inclusi, e la vostra creatività.
Se avete un po' di tempo, ecco anche il pidieffe di wor(l)ds #5 da leggere. E' davvero bello. 

E poi, come di consueto, ecco il mio.


Si alzò tardi e nella penombra della stanza cominciò a stiracchiarsi. 
Poggiò i piedi per terra e un brivido di freddo le percorse tutto il corpo, per fermarsi alla base della schiena. 
Le foto appese ai muri della stanza la osservavano, anche quella nella cornice bianca, a destra del letto. Ogni mattina si svegliava e le guardava tutte con riconoscenza. C’erano il suo passato e il suo presente in quei volti sorridenti. Tutto ciò che l’aveva portata a essere quello che era oggi.
Su un post-it rosa, attaccato alla porta, c’era un buongiorno scritto in bella grafia. “Tesoro, ti ho già preparato il caffè. Ci vediamo per pranzo e non vedo l’ora.
p.s. eri così bella mentre dormivi che non ho voluto svegliarti”.
Baciò quel pezzo di carta, sbadigliò rilassata e andò per accendere il fornello in cui era poggiata la caffettiera già pronta.
Guardò fuori dalla finestra e pensò che era felice.

giovedì 24 ottobre 2013

WOR(L)DS #4



Ecco a voi il pidieffe del terzo wor(l)ds di Zelda
Come vedete il viaggio continua ed è sempre molto appagante.
Adesso quando scrivo non faccio più caso al limite dei 900 caratteri e riesco a chiudere anche a 800 senza problemi. 
Certe volte pensiamo che una cosa bella deve anche essere lunga quando, invece, anche in poche righe si può dire tutto. 

E' inutile che vi dica che è già sul blog il kit per il quinto "capitolo". 
Stavolta, sono un po' in crisi e non ho idea di cosa scriverò ma ci sto pensando. C'è tempo, come sempre, fino a Lunedì sera.

Intanto qui, il mio wor(l)ds #4 (che trovate anche nel pidieffe).


L’orologio nero di Sergio segnava le 22.30. Marina, guardava fuori dalla finestra. 
Lui le aveva appena dato un anello, non uno qualsiasi ma quello che si mette al dito per dire “sì, lo voglio e sarà per sempre”. Non aveva detto sì, era rimasta in silenzio con le lacrime agli occhi. A Sergio, è ovvio, voleva bene ma non poteva davvero sposarlo. Per sempre, è una parola troppo grande anche per lei. 
Le era sembrato di essere stata ingiusta, di avergli conficcato tanti aghi sul cuore. O almeno, ero quello che suggeriva l’espressione di lui. 
In quel momento, in quel preciso istante, Marina realizzò di avere fatto il passo più coraggioso della sua vita ma non poteva fermarsi lì. Pensò a Istanbul e agli occhi dell’uomo che le aveva fatto perdere la testa. Domani avrebbe prenotato un biglietto e sarebbe partita.
Domani sarebbe iniziata la sua nuova vita.
“Sergio, prima o poi, capirà”.

sabato 19 ottobre 2013

WOR(L)DS #3


Continua WOR(L)DS che è un progetto che mi entusiasma e mi appassiona in un modo tutto suo. Non so perché ma negli oggetti, io, ci vedo sempre un po' di tristezza eppure non sono così pessimista di solito. 
Le regole, ve l'ho già detto l'altra volta, non sono tante: 900 caratteri al massimo e un po' d'ispirazione. 
Zelda/Camilla, ogni settimana cambia il kit di scrittura e ogni settimana diventa più interessante.
Per i curiosi, qui c'è il pidieffe con tutte le storie del terzo kit. Ce ne sono di molto belle e, tra l'altro, trovate anche la mia nelle prime pagine (sono molto contenta della cosa e un po' gongolo!).
Mentre qui, trovate tutto il kit materiali per partecipare a WOR(L)DS #4. Che aspettate? Non vedo l'ora di leggere anche voi. 

WOR(L)DS #3


“La neve, tesoro mio, copre tutto, anche i pensieri. Soprattutto quelli. La neve, gioia mia, è come l’amore”. 
Quand’ero bambina, potevo stare delle ore a guardarla e ad ascoltarla mentre spolverava tutte quelle palle di neve.  
Ogni volta che a Roma cadeva la neve pensavo che era nonna a casa che aveva mosso la palla con dentro il Colosseo. Anche quando ci siamo trovati io e  te, abbracciati a scaldarci, mentre la città eterna diventava bianca. 
Tu dicevi che la neve e il freddo si combattono con gli abbracci stretti. Passavamo tutta la notte così, a dimenticare che fuori non c’erano più neanche le strade. 
Solo che prima o poi arriva il sole e la neve sparisce.
Nonna, però, non mi aveva mai detto che la neve si scioglie e l’amore finisce.
Ma ho deciso che non piangerò. Giro la clessidra e quando l’ultimo granello di sabbia sarà dall’altra parte, io avrò finito di soffrire per te. 

venerdì 11 ottobre 2013

Wor(l)ds #2



Mi sono imbattuta in questo progetto di scrittura per caso.
E' da un po' che non riesco più a scrivere di me ma che ho voglia d'inventare storie, di descrivere colori che non ho visto o immaginare dialoghi che non ho vissuto.
Allora, ho deciso di partecipare.
Le regole non sono molte e le potete trovare qui: Zelda.
900 battute, comprese di spazi, e un kit da scrittura.
Poi, liberate la fantasia e lasciate scorrere le dita sulla tastiera.
In questo pdf trovate la raccolta delle storie di questa settimana.
Trovo che sia un progetto estremamente entusiasmante ed è bello vedere da quante angolazioni diverse si possono vedere gli stessi oggetti.

Questa è la mia. Wor(l)ds#2

Rue Beaubourg, 19” e mentre lo dicevi, arrotolavi la erre. 
Mi avevi trascinato per tutta Parigi, solo per vedere quel quadro: una donna dal collo lungo e il viso inclinato da un lato. 
Un’altra avrebbe preferito la Tour Eiffel, gli Champs Elisèe ma tu no, sei sempre stata diversa.
Indossavi un maglione sgualcito e continuavi a mettere del burro cacao sulle labbra screpolate dal freddo di quell’inverno così lungo e rigido.
Al collo avevi un medaglione di giada, te l’aveva regalato tua madre per i tuoi diciotto anni. L’unica cosa che ti è rimasta di lei. Oltre quel sorriso storto, che avevate entrambe, identico.
Seduti su quel taxi, sembravamo una strana coppia. Io con i capelli bianchi, tu che giocherellavi con il medaglione. Io con la faccia stanca e tu con la pelle di pesca. 
Poi, ti sei voltata. Il sorriso storto di tua madre, la erre arrotolata:
“Dopo mi porti da Ladurèe, Papà?”.