Se io fossi stata un'altra, sarei entrata in quella "casa" e al tuo abbraccio avrei risposto con un altro abbraccio ancora più stretto. In fondo, era quello che volevo.
Se fossi stata un'altra, alle tue provocazioni avrei risposte con domande precise, piuttosto che con sorrisi imbarazzati.
Se fossi stata un'altra, ti avrei invitato alla finestra e ti avrei chiesto di guardare insieme, perché una bellezza così è troppo per due occhi.
Se fossi stata un'altra, mi sarei avvicinata un po' di più anche io. Avrei preso la tua mano, che era attorno ai miei fianchi, e ti avrei chiesto di restare così per qualche giorno. Per sentirti vicino. Per sentirmi meno sola.
Se fossi stata un'altra, avrei giocato di più.
Se fossi stata un'altra, avrei appoggiato la mia testa alla tua spalla e ti avrei chiesto il perché di tutto il silenzio di questo mese.
Se fossi stata un'altra, ti avrei chiamato e ti avrei chiesto di raggiungermi perché un sole così è un peccato goderselo da soli.
Se fossi stata un'altra, alle tue frasi avrei risposto con un "dimmi dove sei che ti raggiungo adesso".
Se fossi stata un'altra, probabilmente, sarebbe finito tutto da qualche parte a fare l'amore che amore non è.
E invece sono io.
E io la faccio difficile. Io mi devo proteggere.
Ho una paura fottuta di te e di quello che sei per me.
Ho paura delle tue verità a metà, delle frasi che non mi dici, degli sguardi che mi lanci.
Eppure, ogni tanto, ho bisogno di sentire che ci sei. Non sei una mia invenzione. Esisti.
Perché sei stato "molla" e incoraggiamento, pur non consapevolmente. Mi hai fatto ridere ed emozionare e poi mi hai fatto arrabbiare e di nuovo ridere.
Con te è stato facile dire: "non so che ne pensi tu?" o "non so, pensaci tu". Io che a delegare non sono brava perché devo decidere sempre io e devo avere tutto sotto controllo. Con te era semplice farsi trasportare ed entusiasmare.
Tu, che anche l'altro giorno, mi hai preso per un braccio per trattenermi e mi hai guardato con lo sguardo come a dire "dove pensi di andare?" e io avrei voluto dirtelo chiaramente che se mi tieni così non vado proprio da nessuna parte.
Invece, ho lasciato che le cose facessero il loro corso. L'eterno tutto intorno di una città che non si ferma mai e noi che camminavamo fianco a fianco.
Sarebbe bastato prenderti la mano e dirti che mi sei mancato. Sarebbe bastato dirti che no, non sono innamorata di te ma sono comunque stanca di giocare.
Solo, che quando sono con te, le parole finiscono per sembrare inutili e banali. Tutti i dubbi, tutte le incazzature, tutte le cose evidenti che mi portano a pensare che non te ne frega un cazzo (e che sono una come tante, per te) non esistono più. Basta un tuo sguardo, una parola carina, un abbraccio per farmi pensare che mi basta così.
Ma poi, quando non ci sei, i dubbi tornano, si moltiplicano e mi tormentano le giornate.
Penso di essere inadeguata e incompleta e chissà quante altre cose.
E se così fosse non sarebbe neanche un grande dramma. E' la linea dell'indefinito che mi fa stare male. Forse, se te lo sentissi dire andrebbe meglio. Ma voglio che me lo dici, guardandomi negli occhi: che sono stata una delle tante, che quest'anno non è significato niente e che tutte le cose che mi hai detto erano solo belle frasi a contorno di tanti discorsi.
Voglio sentirtelo dire.
E poi ti lascio andare come è giusto che sia.
"Mi faccio molte domande su di te, a te invece ne faccio pochissime. Il guaio è che più chiedo e più mi coinvolgo. Vorrei che tu fossi insulsa o speciale." (Tutto torna - Giulia Carcasi)
Il post su Roma me l'avete chiesto tutte e ci ho anche provato ma non riesco a pensare a nient'altro, per ora.
E' tra le bozze e a metà.
Arriverà comunque.
E' tra le bozze e a metà.
Arriverà comunque.