Mi sono imbattuta in questo progetto di scrittura per caso.
E' da un po' che non riesco più a scrivere di me ma che ho voglia d'inventare storie, di descrivere colori che non ho visto o immaginare dialoghi che non ho vissuto.
Allora, ho deciso di partecipare.
Le regole non sono molte e le potete trovare qui: Zelda.
900 battute, comprese di spazi, e un kit da scrittura.
Poi, liberate la fantasia e lasciate scorrere le dita sulla tastiera.
In questo pdf trovate la raccolta delle storie di questa settimana.
Trovo che sia un progetto estremamente entusiasmante ed è bello vedere da quante angolazioni diverse si possono vedere gli stessi oggetti.
Questa è la mia. Wor(l)ds#2
Rue Beaubourg, 19” e mentre lo dicevi, arrotolavi la erre.
Mi avevi trascinato per tutta Parigi, solo per vedere quel quadro: una donna dal collo lungo e il viso inclinato da un lato.
Un’altra avrebbe preferito la Tour Eiffel, gli Champs Elisèe ma tu no, sei sempre stata diversa.
Indossavi un maglione sgualcito e continuavi a mettere del burro cacao sulle labbra screpolate dal freddo di quell’inverno così lungo e rigido.
Al collo avevi un medaglione di giada, te l’aveva regalato tua madre per i tuoi diciotto anni. L’unica cosa che ti è rimasta di lei. Oltre quel sorriso storto, che avevate entrambe, identico.
Seduti su quel taxi, sembravamo una strana coppia. Io con i capelli bianchi, tu che giocherellavi con il medaglione. Io con la faccia stanca e tu con la pelle di pesca.
Poi, ti sei voltata. Il sorriso storto di tua madre, la erre arrotolata:
“Dopo mi porti da Ladurèe, Papà?”.
