lunedì 8 aprile 2013

Roma, da sola, help!


Sono una persona equilibrata e con il senso della misura, ormai, lo sapete.
Quindi vi avevo scritto ieri che non avevo voglia di andare a Roma ecc ecc.
Invece, ci vado per tre giorni. Da sola. Lo so, sono cose che dovrei evitare di scrivere su un blog pubblico ma tanto non ho intenzione di incontrare nessuno.
Quindi, sono sola.
Quindi, vorrei sapere da voi dove dormire e cosa fare. Da sola.
Mi date qualche idea?

domenica 7 aprile 2013

Non ho voglia


Svegliarsi la mattina e non avere voglia.
Di uscire da sotto le coperte, per esempio. Che ho la pessima abitudine di dormire mezza nuda e la mattina svegliarsi è un trauma doppio.
Non ho voglia di questo sole al mattino che il pomeriggio sparisce per lasciare posto alle nuvole e al cielo grigio e triste.
Mi sono stancata di leggere notizie sul Papa, su quanto è bravo e buono anche quando fa colazione. Ma veramente abbiamo bisogno di vedere uno mentre fa colazione? Il prossimo passo è fotografarlo al cesso. Magari è umile anche mentre fa pipì.
Non ho voglia di leggere di Grillo e delle gita fuori porta. Porca troia, dateci un governo o andiamo ad elezioni, ma decidetevi in fretta perché mentre voi fate la Pasquetta, in ritardo, il paese collassa. 
Non ho voglia di discutere, di pregare la gente, di capirla quando si cela dietro le frasi a metà, di giustificare.
Non giustifico nessuno e quando una cosa mi sta sul culo la devo dire, altrimenti impazzisco. Urlo, grido e mi accendo subito ma mi passa veloce e dopo un secondo sono lì che scherzo come se nulla fosse. Ma mi dovete fare urlare perché se non faccio così, non mi passa mai.
Non ho voglia di fare quella sicura. Non lo sono e non lo sono mai stata. Se lo fossi stata non avrei mai passato così tante ore chiusa in un bagno. 
Non ho voglia d'immaginare quello che tu stai facendo quando il tuo nome è nella bocca di qualcuno. Odio il mio stomaco che fa i salti e la mente che mi fa ricordare i tuoi occhi. 
Poi chi lo sa se capita anche a te di sentire il mio nome e di non sopportarlo. Immagino la tua faccia indifferente se qualcuno ti parla di me, ti vedo mentre passi avanti veloce o cambi discorso.
Tipo: "Emme, emme chi?"
Non sopporto tutti questi pensieri che ruotano a quello che fai e che farai. Chi sei tu? 
Non tollero il mio sorriso quando mi cerchi perché  tutto passa in quel momento, ma poi penso che arrivi e sparisci quando vuoi tu, sei tu a comandare il gioco e io semplice spettatrice. 
E non vedo l'ora in cui tutto questo finirà. Tutto passa, anche tu. E io aspetto quand'è il tuo momento di passare.
Non ho voglia di pensare a un viaggio da sola: trovare un b&b, organizzare gli spostamenti, controllare il meteo, ricordare di chiamare gli amici per passare a salutarli, preparare la valigia. Ritrovarmi a Roma, per l'ennesima volta solo di sfuggita. Vederla, amarla e salutarla. Voglio fare una valigia e non disfarla più.
Non ho voglia di fare shopping se prima non perdo almeno 8 kg. Ma non ho nessuna intenzione di riprendere la dieta, nè di andare in palestra, nè di tornare a vomitare, nè di fare la fame. Ditemi voi come si esce da questa cosa perché io non lo so.
Soprattutto, odio H&M. Ora, non è che perché tutti gli hipster fighi si vestono lì e allora "Uuuuh che bello H&M". Un cazzo. Piuttosto non mi vesto.
Non sopporto questi sbalzi d'umore continui. Passiamo da "la vita è bella e io la amo" a "nonC'HoVogliaDiFareNullaLasciatemiMorireSulLettoGrazie". 

Io lo so che ho un carattere di merda, che sembra non me ne freghi nulla (e per certi versi è così) e sembro la più acida e fredda del mondo universo. Ma no. Io ho bisogno di abbracci e di certezze.

Di mani che mi stringono e m'inondino di calore. 
Di pomeriggi di relax su un divano con tutte le schifezze trovate al supermercato. 
Ho bisogno di darmi degli obiettivi sapendo che posso raggiungerli. 

Devo fare ordine nella mia testa e nella mia vita. Il problema è che non c'ho voglia.





mercoledì 3 aprile 2013

Sei tu, non gli altri


Lo abbraccio come non facevo da anni. Certo che, davvero, ci si perde l'abitudine a fare certe cose quando si cresce.
Ma io ho voglia di sentirlo vicino, pelle a pelle. Voglio che il mio sangue riconosca ancora il suo, che si ricordi di tutte le cose fatte insieme.
Lui è uno di quegli amici cazzoni che hai dall'adolescenza, che hai visto ubriaco mille volte e con cui hai riso delle cose più incredibili. Siamo cresciuti insieme, e anche se lontani, c'è sempre stato qualcosa di speciale a legarmi a lui e a tutto il resto del gruppo.
E' quel tipo d'amico che sai che c'è ma non hai bisogno di chiamarlo, basta incontrarsi e stringersi per tornare quelli di un tempo.
Mi tiene la mano ma ha lo sguardo storto.
"Che è successo?"
"Non so se mi va di dirtelo. Non ne vado fiero!"
"Sono io. Non devi andare fiero di quello che hai fatto quando parli con me, no? Devi dire e basta!"
E' bello così. Siamo noi. Lasciamo agli altri lo spazio per essere giusti o perfetti.
"C'era questa con cui scopavo ogni tanto"
"Sempre"
"Ok, sempre. Sei la solita precisa. Comunque, non m'interessava particolarmente. Però, mi diceva cose importanti e poi andava dal fidanzato e io m'incazzavo!"
"E quindi?"
"E quindi, ho scritto al fidanzato. Gli ho raccontato tutto e gli ho mandato le foto, le conversazioni e i dettagli di tutto."
"Merda!"
"Ecco, lo vedi! Non te lo dovevo dire!"
"Non hai capito. Merda non per quello che hai fatto. Merda perché sei fottuto, ci sei rimasto sotto e non poco"
"No"
"E allora perché?"
"Ti ricordi Trainspotting? Quando il tipo dice che non sa perché l'ha fatto? Forse, sono solo cattivo"
("allora perché l'ho fatto? Potrei dare un milione di risposte tutte false. La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò...")
"L'hai deciso tu! Mentre dici questa cosa mi stai tenendo la mano perché è troppo fredda. Hai più cuore di quanto pensi"
Mi guarda e ha gli occhi che brillano.
Mi accoccolo come una bambina perché io sento freddo e lui, invece, fa l'uomo e dice che si sta bene.
Vorrei dirgli che il tempo sistema le cose ma non ho il coraggio di farlo. Con me, per esempio, le ha peggiorata.
Come dice Ligabue in quella canzone? "Si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose, si fa un po' meno presto a convincersi che sia così. Io non so se è proprio amore, faccio ancora confusione".
Noi non siamo ancora bravi a distinguere le due cose. Diciamo che non ci vogliamo innamorare e che all'amore non ci crediamo ma poi finiamo per fare le scenate di gelosia peggiori.
Lui che manda le foto al fidanzato di lei e io che una cosa del genere non la farei mai, e mi limito a pensarci fino ad arrovellarmi il cervello.
Io che ci penso anche adesso, anche mentre c'è un tipo simpatico che flirta con me. Questo flirta e io lo chiamo con il nome di quell'altro, che chissà dov'è in questo momento.
Strana cosa la mente umana.
"E adesso?", gli dico.
"Niente. E' finita così. Nessuno di noi avrà l'happy ending. Il fidanzato l'ha lasciata, lei è incazzata come una biscia e io, in ogni caso, non la vorrei più".
"Che senso ha avuto, allora?"
"Non lo so".

Non lo so. 3 parole e tutto un cuore ferito che ci gira intorno. Perché l'orgoglio ti fa dire che se lei ha detto cose importanti, allora, sei legittimato a sputtanarla. A farle male.
E' la legge del taglione dell'amore.
Se di amore si trattava e non di orgoglio ferito.
Per ora c'è da pensare a curare la ferita, poi un giorno si tireranno le somme.
Mi guarda con tenerezza, la stessa degli anni passati e di sempre, e mi dice "e tu, come stai?".
E io, come sto?
Sto come una che non ha capito niente, come una che si sente sempre un po' di troppo e che questa volta di troppo lo è veramente.
Non gli racconto di lui perché non saprei cosa dire, ma poi mi dice una frase e io mi sento mancare il fiato.
"Per una volta, Emme, dovresti pensare che sei tu il troppo per gli altri e non il contrario. Sei tu che sei allegria, fierezza, bellezza. Sei tu. Non gli altri".





sabato 30 marzo 2013

Marzo e un sorriso..


Marzo è volato in un secondo. Un battito di ciglia, qualche brivido sulla pelle e puff!, siamo ad Aprile.
E’ arrivato il sole e me lo sono goduto tutto. Sdraiata su un prato a Roma e poi al paesello. Una reflex da imparare ad usare  e tutta la voglia di rubare un po’ di colori a questa stagione, un po’ di odori, un po’ di bellezza.
Le maglie di cotone a righine, il gelato alla nocciola che cola sulle dita, gli occhiali da sole a coprire i segni delle notti insonni.
E’ il periodo dell’anno che amo di più in assoluto. 
E poi mi sento serena, come se stessi andando, finalmente, nella direzione giusta. 
Ho scritto poco, è vero, ma solo perché ho sentito il bisogno di leggere, ascoltare, guardare di più. Di immergermi nelle emozioni di altri per cercare di codificare le mie. E poi, mi capita ultimamente questa cosa strana e per me nuova, che ogni volta che scrivo mi viene la voglia di farlo leggere alla gente. Io, capite? Quella che s'è fatta un blog sotto pseudonimo perché farmi leggere era l'ultima cosa che volevo. Anche per il blog, mi verrebbe voglia di dirlo a un paio di persone. Tipo: "Quella sono io!". Ma niente, mi renderei vulnerabile e si sa che non sono capace. 
Comunque, tornando a Marzo, avevo dimenticato cosa vuol dire “prima volta”, rimosso i vuoti allo stomaco, i formicolii alle gambe, l’incertezza del “chiamo oppure no”?
Non sono innamorata e non credo sarà mai amore. E allora? 
Allora, non lo so. 
So che è una cosa che mi farà male. 
So che siamo diversi, che non c’entro niente io con lui e lui con me, che sto benissimo anche da sola.
So che a lui non interesserà mai davvero.
L’ho sempre saputo e l’ho scelto consapevolmente. 
Io, che sono una maniaca del controllo, mi sono impigliata in una situazione poco chiara con una persona che sfugge. Sarà una specie di punizione divina, oppure semplicemente una lezione di vita. Imparerò da lui che non tutto si può avere in pugno, che non ha sempre senso analizzare e che c’è qualcosa di speciale anche nell’imprevisto.
Ovviamente, avevo detto che lui per me era un "mai" categorico. Che sì, è tanto interessante, anche carino ma non faceva per me. "Lo lascio alle ammiratrici sbavanti che gli vanno dietro", quante volte l'avrò detto? 
In ogni caso, ancora adesso, non voglio niente. Neanche promesse facili.
Lui non capisce, probabilmente. Lui che chissà quante volte si sarà trovato in questa situazione, in lenzuola non sue con una che dimenticherà il giorno dopo. Lui che è un mondo da scoprire ma di cui non posso parlare mai con nessuno perché non sarebbe opportuno. E’ una "storia" tutta mia, da proteggere dagli altri che non capirebbero.
Lui che, magari, sarà solo un ricordo tra qualche mese. 
Se chiudo gli occhi per un secondo, però, lo vedo quel sorriso. Gli occhi profondi e quel sorriso. E viene subito da ridere anche a me. 
Stesa al sole, con il cuore che batte forte, me lo chiedo: “come ci sei arrivata a questo punto?”. Non trovo mai una risposta. 
Il bello, alla fine, è anche questo: non trovare risposte ma non smettere di farsi domande.

Se scrivo di più, se sogno di più, se oso di più, in piccola parte è anche merito suo. Se non l’avessi mai incontrato e non mi fossi incuriosita dei discorsi che faceva, di questa cosa che è un segreto, probabilmente in questo momento starei vivendo un’altra vita. 
Un po’ “Sliding doors”. 
Ecco, se io quel giorno fossi restata a casina mia non ci sarebbe nessun blog, nessuna partenza da organizzare, neanche un paio di obiettivi da realizzare. Non ci sarebbe neanche questo post che non parla di niente.
Lui non c’entra niente con me, mi farà male ma, senza dubbio quest’anno, è stata la cosa migliore che mi sia capitata.

mercoledì 13 marzo 2013

Inno alla mia vita..


Mi capita di svegliarmi felice. Non è una cosa rara ma neanche troppo frequente.
Come questa mattina che mi sono svegliata con questa in testa e che quindi fa felicità doppia (almeno per me).
Ho sognato di tornare al liceo: i compiti in classe, il debito di fisica, il prof d'italiano che mi metteva 6 in un compito che pensavo di aver fatto bene. Avevo quell'ansia del "merda, gli esami non finiscono proprio mai" ma, poi, mi sono svegliata e ho capito che avevo finito già da un pezzo.
Quindi, via l'ansia della scuola, via tutto, per realizzare che sono una persona fortunata.
A volte, basta sorridere al mondo per scorgere un po' di sole. Così ho cominciato a ridere alla finestra che mi rimandava un cielo grigio e piovoso.
Cosa c'è di meglio di una buona, sana e rilassante risata quando le cose non vanno proprio nel verso giusto? 
Sono una persona fortunata e me lo voglio ricordare anche oggi. 
Ho dei genitori che mi hanno insegnato il rispetto e la fiducia. Mi hanno detto di regalarmi al mondo che non è così male come lo fanno sembrare e avevano ragione.
Ho degli amici che mi sostengono, mi tengono per mano senza chiedermi perché ne ho tanto bisogno. Ho delle amiche che prenotano la torta del gusto che piace a me solo perché al cioccolato non mi piace, che mi dicono "buongiorno principessa" come fossi una cosa preziosa, che mi fanno sentire amata anche solo con un "non vedo l'ora di vederti!". 
Non sempre le cose mi sembrano così chiare e riesco ad apprezzare questi piccoli momenti ma mi sforzo di farlo spesso. 
Siamo sempre lì a lamentarci e mai una volta a dire: "cacchio, quanto sono fortunata".
E io oggi me lo voglio ripetere: sono fortunata.
Se adesso mi dovessi riproporre qualcosa, allora mi direi di abbracciare, baciare, ridere e amare di più. 
Per piangere ci sarà sempre tempo. Per lamentarsi tutta una vita. 
Ma quando capitano queste giornate che ti addolciscono l'anima, si dovrebbe uscire e urlarlo al mondo.
Amo la mia vita.


martedì 12 marzo 2013

Roma



E' ancora buio. Mi guardo intorno: la casa dorme e c'è un silenzio irreale.
Chiudo la valigia con qualche difficoltà, ci litigo un po' e faccio per sedermici di sopra. Ho portato troppe cose, ne ho usate troppe poche.
Chiudo la porta e faccio più piano possibile. Esco da questa casa dopo averla abitata per una settimana e so che da domani vivrà normalmente, come se non avessi lasciato tracce.
Per strada non ci sono ancora macchine, non ci sono tram e neanche autobus. I negozi hanno le serrande abbassate e non c'è l'odore di pizza al taglio che sentivo di solito.
Mi stringo nel cappotto, c'è un vento freddo che è piacevole ma anche no.
Il rumore dei miei passi accompagna i pensieri. Mi fermo al semaforo rosso. Ci si ferma anche quando non c'è nessuno per strada, no?
Vado in metro e mi siedo a leggere mentre aspetto. Accanto a me due ragazzi si tengono per mano e continuano a baciarsi. Di solito, di fronte a scene così, m'infastidisco ma oggi va bene tutto. Amatevi che fa bene.
Lascio Roma per l'ennesima volta ma questa pesa di più.
Abbiamo riso e pianto insieme. Mi ha mostrato la parte più bella, quella meno turistica, un po' più intima.
Mi sono persa per le vie del centro come si fa quando non hai altro da fare. La gente sorride nelle vie più strette. Un sorriso dolce che ti fa sentire a casa.
Ho avuto ritmi normali, senza strafare e senza quella mania di voler vedere tutto.
Mi sono fermata un pomeriggio a mangiare cupcake, bere caffè americano e scrivere. Fuori pioveva e io mi sono sentita in pace con il mondo.
Anche la pioggia a Roma può essere speciale: diventa una città colorata di ombrelli. Qualcuno ti ferma e tenta di vendertene uno e la gente si scansa e s'infastidisce, io, invece, lo trovo meraviglioso.
E' bello vedere una città bagnata, colorata e anche un po' incazzata ai semafori.
I romani sono.. romani e non trovo un aggettivo per descriverli. T'intercettano per strada, in metro, in tram e fanno i simpatici. Fanno domande, che è strano per me abituata a farmene molte ma non a farle agli altri.
A volte, non so rispondere e resto muta e imbarazzata. Siamo abituati a farci i monologhi ma poco a rispondere alla gente.
Lascio questa città e so che mi mancherà terribilmente. Anche aspettare l'autobus che non passa, anche quel tempo un po' ballerino che un po' c'è il sole e un minuto dopo c'è il diluvio, anche quell'incertezza di non sapere cosa fare.
Il prato di Villa Ada che è meglio di Villa Borghese, il lungotevere illuminato  a festa e quel tipo strano che pensa che io stia in silenzio solo perché ho un fidanzato.
Mi mancheranno le mani di lei che più mi stringe e più ho la sensazione che la "mia" bambina è cresciuta.
Mi mancherà respirare quest'aria che mi fa stare così bene.
Ma tanto torno e la prossima volta, magari, è per sempre.



martedì 5 marzo 2013

Nessuno (come te)

"Fiorisca il cardo di viole, poi fra le viole sceglie te. Perciò stanotte dormi qui che non esiste oscenità freghiamo la pornografia. E dammi figli e oscenità e sesso orale e dignità" (Baustelle - Nessuno)


Ascoltavo questa in loop e le lacrime non facevano che scendere. Non c'era modo per fermarle.
"Che modo stupido per piangere", pensavo. Chissà perché, poi. 
Il perché l'ho trovato in questi giorni, dopo settimane da quel pianto. 
Forse, piangi quando sai che nessuno al mondo ti dirà mai le stesse cose ("E dammi figli e verità e tenerezza e dignità. Non ho amato mai nessuna come te!"). 
Tenerezza, oscenità, dignità: amore. 
Sono nella fase della mia vita in cui non so quello che voglio davvero.
Seguo l'istinto, il cuore, la passione. 
Poi piango e mi trovo fragile come mai successo prima. 
Mi trovo in situazioni quasi assurde ma continuo imperterrita. So che mi faranno male ma non mi fermo.
C'è una vocina nella mia testa che mi dice di scappare e correre il più lontano possibile e poi c'è il cuore che batte, c'è la pancia che fa i salti, le gambe e le mani che non hanno mai voluto nient'altro che quello. 
Dare ascolto alla testa, quando il resto degli organi vanno in direzione opposta, è quasi impossibile.
Allora, resto. 
E mi regalo attimi di vita. Da ricordare, da cancellare, chi può dirlo adesso? 

Un giorno la mia testa mi urlerà che me l'aveva detto, che sono la solita stupida.
Risponderò che ne è valsa la pena. Avrò gli organi ammaccati e doloranti e chissà quando si riprenderanno. Ma ne è valsa la pena.
Ne è valsa la pena per gli odori, per i sapori, per il calore, per il mio cuore, per il tuo cuore, per il giorno dopo e per quello prima, per i tuoi occhi, per le mie mani, per il sangue che sentivo pulsare.
Perché sì.