giovedì 9 maggio 2013

Auguri principino!




2007
Una scala lunga e illuminata da candele profumate.
Lui è bello come pochi. Elegante e bellissimo.
Arriva lei. Ha i boccoli che scendono fino alla schiena.
"Bambolina".
La bambolina, s'incazza subito perché "bambolina, ci chiami tua sorella". Poi, la bambolina lancia uno sguardo al suo accompagnatore che però fa spallucce, come a dire "lo sai. E' fatto così".
Il principe le prende la mano, le fa fare una piroette su sè stessa. 360 gradi completi, per essere guardata meglio.
"Hai capito la bambolina!". Poi, si gira verso l'accompagnatore: "hai capito tutto tu. Complimenti, fratello".
La bambolina finge la tosse, così, solo per fare capire che c'è.
Il piccolo lord, sempre elegante, le porge il braccio. La guarda, sorride: "sei la più bella e la più fortunata di tutte stasera". 
C'è la musica di sottofondo e l'odore di citronella nell'aria. La bambolina è una bambina, con una taglia 38 e un tacco 12 ai piedi.
La bambolina, quella sera, si scoprirà innamorata davvero per la prima volta.
E sarà il vino bianco, sarà l'aria, sarà che forse non è più così bambina ma quella sera saprà cosa vuol dire amore. Anche quando a fine serata incrocerà degli occhi azzurri conosciuti e non gli sembreranno più niente di che.
La bambolina tornerà a casa alle sette del mattino, il trucco sbavato e la cintura in borsa.
"Tanti auguri, piccolo principe"
"Grazie bambolina. Mi raccomando, tienitelo stretto. E' mio fratello. E' speciale".


In quel castano scuro, quasi nero, ci si poteva perdere se non si stava bene attenti. Era come navigare per mari in tempesta, era come scalare montagne altissime.
E quella risata. Una risata che erano tanti campanelli che suonano insieme, nella prima giornata di primavera, quando sbocciano i fiori di magnolia.
Il principino era uno di quelli che non passava inosservato.
La sicurezza sfacciata dei vent'anni, l'assoluta bellezza, quei modi di fare da piccolo lord. C'era dietro quella facciata, dietro quell'imporsi alla gente, tutto un mondo.
Tutto in quel castano scuro, quasi nero.
Quando lo conoscevi, dopo che ti aveva stretto forte la mano la prima volta, ti rendevi conto che avrebbe fatto grandi cose. Non era una sensazione ma una certezza.
Diceva di voler fare il medico e te lo immaginavi subito come il più bravo chirurgo di tutti i tempi, diceva di voler fare giurisprudenza e immediatamente ti sembrava di vederlo con la toga da magistrato, diceva di voler semplicemente nuotare e allora non avevi bisogno di immaginare. Era un delfino.
E' una dote, una virtù e non tutti la possiedono. Riuscire così bene in tutto senza sforzarsi per niente, essere brillanti anche facendo discorsi semplici.
Il principino, c'era poco da fare, brillava di luce propria.
E con lui si rideva. Sempre.

Una mattina di ottobre, quelle con il sole, ci siamo incontrati davanti casa. Un incontro come ce n'erano stati migliaia.
Ero di fretta, come sempre. I capelli arruffati e ribelli, un po' come me, mentre i suoi restavano fermi anche con il vento.
Un uomo perfetto e una donna imperfetta davanti una porta.
"Signora, i miei omaggi!". E subito dopo la sua risata fatta di campanelli.
"Quanto mi fai incazzare quando mi chiami signora?".
Mi apre la porta, il piccolo principe, e poi fa mezzo inchino.
"Dai, scemo", gli dico. Stringo un pacchetto in mano, dentro ci sono due brioche e qualcuno sta aspettando la sua colazione.
Ci fermiamo a guardarci, i suoi occhi castani, quasi neri, dentro i miei.
Ci siamo fatti una promessa quella mattina di ottobre ma è rimasta lì, tra gli stipiti di quella porta. Così come la sua risata, così come lui.
Non ho avuto mai il coraggio di parlarne con nessuno, anche perché non sono riuscita a mantenerla.
Glielo dicevo che non ero brava con i giuramenti, che non lo sono nemmeno adesso, ma non mi credeva mai.
Due sere più tardi, in una piazza inanimata e vuota, "ci dobbiamo vedere. Non lo facciamo mai", ha detto serio.
"Lo so", ho risposto frettolosa.
E quella è stata l'ultima volta che abbiamo parlato, che ho visto i suoi occhi, che ho sentito la sua risata.
Eppure, era destinato a fare grandi cose.
Allora, ripartiamo da capo che quello che mi dite non è possibile. Che vuol dire che non c'è più?
Che vuol dire che non potrò ascoltare la sua voce?
Ripartiamo da quella sera del 2007 che lui era bellissimo e io una bambina innamorata.
Ma non si può. La vita non ci fa mai tornare indietro.
E dopo quello schianto, dopo quel rumore è cambiato tutto. Siamo cambiati noi.
Ci sforzavamo di ridere perché lui rideva, ma le lacrime erano sempre pronte a scendere. Ci sforzavamo di stringerci e di vederci di più, come lui avrebbe voluto.
Ma non è mai stato abbastanza.
E' bastato un secondo, una distrazione, un brutto volo, un casco non messo.
Il principe non c'è più.
Non riesco a ricordare la sua risata, non riesco a ricordare la sua voce. E fa male.
In questi giorni avrebbe compiuto 24 anni.
Me lo voglio ricordare così, su quella scala con l'odore della citronella, mentre le sue parole mi fanno innamorare di suo "fratello".
"Auguri principino".

"Cosa c'entra questo cielo lucido, che non è mai stato così blu, e chi se ne frega delle nuvole mentre qui manchi tu?
E adesso che sei dovunque sei , chissà se ti arriva il mio pensiero. Chissà se ne ridi o se ti fa piacere."





11 commenti:

  1. Tragico e meraviglioso, come l'amore, come le tragedie.
    Un abbraccio

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  2. E' una storia così intima e forte che non mi sento di aggiungere altro.

    Un bacio

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  3. Mi hai fatto venire i brividi, giuro.
    Un abbraccio forte.

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  4. Non ci sono parole Emme, solo un abbraccio fortissimo.

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  5. "Fai buon viaggio e poi
    poi riposa se puoi"

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  6. lacrime, sorrisi, odore di bambini felici e di speranze disattese.
    odore di chi c'è e che giureresti che ci sarà sempre, e se non ci sarà sarà perché l'avrete deciso voi. voi, non il resto del mondo fuori.

    grazie per aver tirato fuori tutto questo: intuisco lo sforzo che c'è voluto.
    ti abbraccio, forte forte.

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    1. Un po' di sforzo. Ma gli scrivo spesso. Mi fa bene.
      Mi sembra che le cose non cambino così.

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  7. "I capelli arruffati e ribelli, un po' come me".
    Ti ci vedo, con i capelli arruffi e ribelli...e bellissima. Perchè si, sei arruffata e ribelle, ma anche coraggiosa e forte. Perchè a tirare fuori certi dolori, a scriverli, quando sai che scrivendoli li renderai eterni, ci vuole forza. Così insieme a quel dolore hai reso eterno anche il tuo Principe ed il ricordo dolcissimo che hai di lui.
    Ti stringerei fortissimo, in questo momento, se potessi...

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    1. Giulia.. è come se l'avessi fatto. :*

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  8. il segno delle cose che scivolano via...

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  9. questo commento è come il ketchup sulla nutella, lo so... ma ci tengo a farti sapere che è frivolissimamente arrivato un award per te (perdonami se è già passato di qui). sbircia da me...

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