sabato 30 marzo 2013

Marzo e un sorriso..


Marzo è volato in un secondo. Un battito di ciglia, qualche brivido sulla pelle e puff!, siamo ad Aprile.
E’ arrivato il sole e me lo sono goduto tutto. Sdraiata su un prato a Roma e poi al paesello. Una reflex da imparare ad usare  e tutta la voglia di rubare un po’ di colori a questa stagione, un po’ di odori, un po’ di bellezza.
Le maglie di cotone a righine, il gelato alla nocciola che cola sulle dita, gli occhiali da sole a coprire i segni delle notti insonni.
E’ il periodo dell’anno che amo di più in assoluto. 
E poi mi sento serena, come se stessi andando, finalmente, nella direzione giusta. 
Ho scritto poco, è vero, ma solo perché ho sentito il bisogno di leggere, ascoltare, guardare di più. Di immergermi nelle emozioni di altri per cercare di codificare le mie. E poi, mi capita ultimamente questa cosa strana e per me nuova, che ogni volta che scrivo mi viene la voglia di farlo leggere alla gente. Io, capite? Quella che s'è fatta un blog sotto pseudonimo perché farmi leggere era l'ultima cosa che volevo. Anche per il blog, mi verrebbe voglia di dirlo a un paio di persone. Tipo: "Quella sono io!". Ma niente, mi renderei vulnerabile e si sa che non sono capace. 
Comunque, tornando a Marzo, avevo dimenticato cosa vuol dire “prima volta”, rimosso i vuoti allo stomaco, i formicolii alle gambe, l’incertezza del “chiamo oppure no”?
Non sono innamorata e non credo sarà mai amore. E allora? 
Allora, non lo so. 
So che è una cosa che mi farà male. 
So che siamo diversi, che non c’entro niente io con lui e lui con me, che sto benissimo anche da sola.
So che a lui non interesserà mai davvero.
L’ho sempre saputo e l’ho scelto consapevolmente. 
Io, che sono una maniaca del controllo, mi sono impigliata in una situazione poco chiara con una persona che sfugge. Sarà una specie di punizione divina, oppure semplicemente una lezione di vita. Imparerò da lui che non tutto si può avere in pugno, che non ha sempre senso analizzare e che c’è qualcosa di speciale anche nell’imprevisto.
Ovviamente, avevo detto che lui per me era un "mai" categorico. Che sì, è tanto interessante, anche carino ma non faceva per me. "Lo lascio alle ammiratrici sbavanti che gli vanno dietro", quante volte l'avrò detto? 
In ogni caso, ancora adesso, non voglio niente. Neanche promesse facili.
Lui non capisce, probabilmente. Lui che chissà quante volte si sarà trovato in questa situazione, in lenzuola non sue con una che dimenticherà il giorno dopo. Lui che è un mondo da scoprire ma di cui non posso parlare mai con nessuno perché non sarebbe opportuno. E’ una "storia" tutta mia, da proteggere dagli altri che non capirebbero.
Lui che, magari, sarà solo un ricordo tra qualche mese. 
Se chiudo gli occhi per un secondo, però, lo vedo quel sorriso. Gli occhi profondi e quel sorriso. E viene subito da ridere anche a me. 
Stesa al sole, con il cuore che batte forte, me lo chiedo: “come ci sei arrivata a questo punto?”. Non trovo mai una risposta. 
Il bello, alla fine, è anche questo: non trovare risposte ma non smettere di farsi domande.

Se scrivo di più, se sogno di più, se oso di più, in piccola parte è anche merito suo. Se non l’avessi mai incontrato e non mi fossi incuriosita dei discorsi che faceva, di questa cosa che è un segreto, probabilmente in questo momento starei vivendo un’altra vita. 
Un po’ “Sliding doors”. 
Ecco, se io quel giorno fossi restata a casina mia non ci sarebbe nessun blog, nessuna partenza da organizzare, neanche un paio di obiettivi da realizzare. Non ci sarebbe neanche questo post che non parla di niente.
Lui non c’entra niente con me, mi farà male ma, senza dubbio quest’anno, è stata la cosa migliore che mi sia capitata.

mercoledì 13 marzo 2013

Inno alla mia vita..


Mi capita di svegliarmi felice. Non è una cosa rara ma neanche troppo frequente.
Come questa mattina che mi sono svegliata con questa in testa e che quindi fa felicità doppia (almeno per me).
Ho sognato di tornare al liceo: i compiti in classe, il debito di fisica, il prof d'italiano che mi metteva 6 in un compito che pensavo di aver fatto bene. Avevo quell'ansia del "merda, gli esami non finiscono proprio mai" ma, poi, mi sono svegliata e ho capito che avevo finito già da un pezzo.
Quindi, via l'ansia della scuola, via tutto, per realizzare che sono una persona fortunata.
A volte, basta sorridere al mondo per scorgere un po' di sole. Così ho cominciato a ridere alla finestra che mi rimandava un cielo grigio e piovoso.
Cosa c'è di meglio di una buona, sana e rilassante risata quando le cose non vanno proprio nel verso giusto? 
Sono una persona fortunata e me lo voglio ricordare anche oggi. 
Ho dei genitori che mi hanno insegnato il rispetto e la fiducia. Mi hanno detto di regalarmi al mondo che non è così male come lo fanno sembrare e avevano ragione.
Ho degli amici che mi sostengono, mi tengono per mano senza chiedermi perché ne ho tanto bisogno. Ho delle amiche che prenotano la torta del gusto che piace a me solo perché al cioccolato non mi piace, che mi dicono "buongiorno principessa" come fossi una cosa preziosa, che mi fanno sentire amata anche solo con un "non vedo l'ora di vederti!". 
Non sempre le cose mi sembrano così chiare e riesco ad apprezzare questi piccoli momenti ma mi sforzo di farlo spesso. 
Siamo sempre lì a lamentarci e mai una volta a dire: "cacchio, quanto sono fortunata".
E io oggi me lo voglio ripetere: sono fortunata.
Se adesso mi dovessi riproporre qualcosa, allora mi direi di abbracciare, baciare, ridere e amare di più. 
Per piangere ci sarà sempre tempo. Per lamentarsi tutta una vita. 
Ma quando capitano queste giornate che ti addolciscono l'anima, si dovrebbe uscire e urlarlo al mondo.
Amo la mia vita.


martedì 12 marzo 2013

Roma



E' ancora buio. Mi guardo intorno: la casa dorme e c'è un silenzio irreale.
Chiudo la valigia con qualche difficoltà, ci litigo un po' e faccio per sedermici di sopra. Ho portato troppe cose, ne ho usate troppe poche.
Chiudo la porta e faccio più piano possibile. Esco da questa casa dopo averla abitata per una settimana e so che da domani vivrà normalmente, come se non avessi lasciato tracce.
Per strada non ci sono ancora macchine, non ci sono tram e neanche autobus. I negozi hanno le serrande abbassate e non c'è l'odore di pizza al taglio che sentivo di solito.
Mi stringo nel cappotto, c'è un vento freddo che è piacevole ma anche no.
Il rumore dei miei passi accompagna i pensieri. Mi fermo al semaforo rosso. Ci si ferma anche quando non c'è nessuno per strada, no?
Vado in metro e mi siedo a leggere mentre aspetto. Accanto a me due ragazzi si tengono per mano e continuano a baciarsi. Di solito, di fronte a scene così, m'infastidisco ma oggi va bene tutto. Amatevi che fa bene.
Lascio Roma per l'ennesima volta ma questa pesa di più.
Abbiamo riso e pianto insieme. Mi ha mostrato la parte più bella, quella meno turistica, un po' più intima.
Mi sono persa per le vie del centro come si fa quando non hai altro da fare. La gente sorride nelle vie più strette. Un sorriso dolce che ti fa sentire a casa.
Ho avuto ritmi normali, senza strafare e senza quella mania di voler vedere tutto.
Mi sono fermata un pomeriggio a mangiare cupcake, bere caffè americano e scrivere. Fuori pioveva e io mi sono sentita in pace con il mondo.
Anche la pioggia a Roma può essere speciale: diventa una città colorata di ombrelli. Qualcuno ti ferma e tenta di vendertene uno e la gente si scansa e s'infastidisce, io, invece, lo trovo meraviglioso.
E' bello vedere una città bagnata, colorata e anche un po' incazzata ai semafori.
I romani sono.. romani e non trovo un aggettivo per descriverli. T'intercettano per strada, in metro, in tram e fanno i simpatici. Fanno domande, che è strano per me abituata a farmene molte ma non a farle agli altri.
A volte, non so rispondere e resto muta e imbarazzata. Siamo abituati a farci i monologhi ma poco a rispondere alla gente.
Lascio questa città e so che mi mancherà terribilmente. Anche aspettare l'autobus che non passa, anche quel tempo un po' ballerino che un po' c'è il sole e un minuto dopo c'è il diluvio, anche quell'incertezza di non sapere cosa fare.
Il prato di Villa Ada che è meglio di Villa Borghese, il lungotevere illuminato  a festa e quel tipo strano che pensa che io stia in silenzio solo perché ho un fidanzato.
Mi mancheranno le mani di lei che più mi stringe e più ho la sensazione che la "mia" bambina è cresciuta.
Mi mancherà respirare quest'aria che mi fa stare così bene.
Ma tanto torno e la prossima volta, magari, è per sempre.



martedì 5 marzo 2013

Nessuno (come te)

"Fiorisca il cardo di viole, poi fra le viole sceglie te. Perciò stanotte dormi qui che non esiste oscenità freghiamo la pornografia. E dammi figli e oscenità e sesso orale e dignità" (Baustelle - Nessuno)


Ascoltavo questa in loop e le lacrime non facevano che scendere. Non c'era modo per fermarle.
"Che modo stupido per piangere", pensavo. Chissà perché, poi. 
Il perché l'ho trovato in questi giorni, dopo settimane da quel pianto. 
Forse, piangi quando sai che nessuno al mondo ti dirà mai le stesse cose ("E dammi figli e verità e tenerezza e dignità. Non ho amato mai nessuna come te!"). 
Tenerezza, oscenità, dignità: amore. 
Sono nella fase della mia vita in cui non so quello che voglio davvero.
Seguo l'istinto, il cuore, la passione. 
Poi piango e mi trovo fragile come mai successo prima. 
Mi trovo in situazioni quasi assurde ma continuo imperterrita. So che mi faranno male ma non mi fermo.
C'è una vocina nella mia testa che mi dice di scappare e correre il più lontano possibile e poi c'è il cuore che batte, c'è la pancia che fa i salti, le gambe e le mani che non hanno mai voluto nient'altro che quello. 
Dare ascolto alla testa, quando il resto degli organi vanno in direzione opposta, è quasi impossibile.
Allora, resto. 
E mi regalo attimi di vita. Da ricordare, da cancellare, chi può dirlo adesso? 

Un giorno la mia testa mi urlerà che me l'aveva detto, che sono la solita stupida.
Risponderò che ne è valsa la pena. Avrò gli organi ammaccati e doloranti e chissà quando si riprenderanno. Ma ne è valsa la pena.
Ne è valsa la pena per gli odori, per i sapori, per il calore, per il mio cuore, per il tuo cuore, per il giorno dopo e per quello prima, per i tuoi occhi, per le mie mani, per il sangue che sentivo pulsare.
Perché sì. 





lunedì 25 febbraio 2013

Pensavo fosse amore, e invece..


"Quei due non parlano."
Che ne sai, tu? 
"Sono seduti lì da un'ora. Hanno ordinato un antipasto e due pizze, poi basta."
Lei ha i capelli lisci, così fini che sembrano spaghetti d'angelo. Tamburella con le dita sul tavolo. Avrà vent'anni o qualcosa in più.
"Vent'anni, capisci?"
Non tutti hanno voglia di parlare. Magari, stanno bene così. In silenzio.
Lui ha la faccia annoiata. E' incollato all'iPhone. Sta smanettando con un giochino. Lei si sposta i capelli da un lato, cosa che ovviamente passerà inosservata.
"Come fai a stare bene con una persona che non ti nota nemmeno? E' come se lei facesse parte dell'arredamento, tanto è invisibile. L'iPhone sembra essere più importante."
Dicono che si ama davvero solo quando riesci a stare in silenzio con l'altra persona, senza provare imbarazzo.
"E tu, ci credi davvero? Mi è sempre sembrata una stronzata colossale. Io ho amato con le parole: capiamoci, non con le banalità. Non è un "ti amo" a fare la differenza. Ma ricordo che era bello a fine giornata raccontarsi, così in ordine sparso senza seguire una regola."
Non tutti hanno bisogno di parlare. Anzi, quasi nessuno ha voglia di parole a fine giornata. 
"Ok, non tutti hanno bisogno di parole. Quello è un problema mio. Però, quando hai una persona con cui dividere preoccupazioni, moltiplicare emozioni, sperimentare parole nuove, è meglio, no? Per esempio: avessi qualcuno qui, adesso, potrei dirgli che ho voglia di un abbraccio, lui risponderebbe, ridendo, che non sa se ha voglia di darmelo e poi brinderemmo insieme. I bicchieri con il vino rosso si toccherebbero, io direi che non mi piace il vino rosso e lui mi racconterebbe una storia simpatica sul vino. Gli direi che ho bisogno di staccare la spina, lui direbbe "anche io", e allora cominceremmo a sognare vacanze al mare o in montagna o dove ti pare purché si stia insieme. Capisci?"
Io sì. Ma il punto è un altro: non tutti sono te. E se imparassi un po' ad apprezzare il silenzio, forse, ti andrebbe anche meglio nella vita. 
"A me il silenzio piace, chi ti ha detto il contrario? Ma è fatto per altri momenti: per la notte, per scrivere, per leggere, per fare l'amore, per guardare un tramonto su un mare. Non adesso, guardali!".
Lei mangia la pizza, lui beve un po' d'acqua. Non c'è un gesto di complicità, una mano che sfiora l'altra, un "assaggia un po' amore, senti quant'è buono". Niente. Lei mangia e picchietta sul tavolo con le dita esili, è l'unico rumore ammesso in quel tavolo.
"Io non m'innamoro più, è chiaro. Non ci casco. Ma dovessi cascarci, vorrei uno che mi racconta la sua giornata. Uno che mi stupisce con le parole. Se volessi stare in silenzio starei da sola, non ci sarebbe bisogno di avere nessuno accanto".
Invece, ti innamorerai prima o poi e magari sarà un tipo taciturno, magari sarà proprio quello che non ti aspetti o che non vuoi. Ma tranquilla, conoscendoti, sarai tu a riempire i silenzi. 
Finisco di mangiare la pizza. Guardo i miei amici che ridono per una battuta che non ho sentito. Un ultimo sguardo al tavolo vicino: lei ha lo sguardo fisso dall'altro lato della sala, lui è tornato sul cellulare.
E' davvero questo l'amore?
Mi sa che resto sola, davvero.




sabato 9 febbraio 2013

Liebster Blog Award


Sono nuova di questo mondo. Negli anni scorsi, infatti, leggevo qualche blog ma niente di che. Ed è solo da settembre che ho scoperto quanto può essere piacevole scrivere, pubblicare, leggere i vostri commenti e andare a sbirciare nei vostri blog e nelle vostre vite.
Qualche giorno fa mi arriva il commento di MissStuffo,  miss annoiata ma esilarante, che dice di avermi nominata tra le sue blogger preferite.
Che onore, penso.
Sono stata nominata per il Liebster Blog Award. Ha un nome altisonante ma ha il potere di farti conoscere tantissimi meritevoli blog (e io in questi giorni ne ho letti davvero molti, grazie ai vostri suggerimenti!).
Ringrazio MissStuffo e arrivo alle regole:
1. Elencare 11 cose che mi riguardano

2. Rispondere alle 11 domande a me rivolte da MissStuffo


3. Scrivere 11 domande per le persone che nominerò a mia volta


4. Invitare a mia volta altre 11 persone, di cui apprezzo il blog


Ecco le 11 risposte e altre 11 cose su di me.



  1. Perché hai dato questo titolo/nome al tuo blog? Perché ero a corto d'idee quel pomeriggio ma avevo molta voglia di aprire il blog. Ho pensato che dovevo partire da me per arrivare dove volevo. Un alfabeto che non comincia dalla A ma da Emme. Ed ecco il titolo del blog. 
  2. Perché hai deciso di aprire un blog? Me lo dicevano tutti.  Mi trovavo a scrivere (il più delle volte di notte) email chilometriche che poi inviavo alle amiche. Mi dicevano "apri un blog ed esprimiti lì". Un giorno poi me l'ha detto F., amica e quasi mentore, e ho deciso di lanciarmi nell'impresa.
  3. Da dove trai ispirazione per i tuoi post? Dalla vita di tutti i giorni. Dalle mie emozioni, dalle gioie e dalle incazzature. Scrivo di getto e poi pubblico, quasi mai rileggo (male, malissimo!). Di solito di notte quando c'è silenzio e posso scoprire le mie fragilità ed essere vulnerabile.
  4. Nella prossima vita vorresti essere? Domanda difficile. Nella prossima vita vorrei essere? Non lo so. Forse, vorrei comunque essere donna nonostante tutte le difficoltà.
  5. Avresti tanto voluto vivere negli anni… '60!! Senza ombra di dubbio. In piena rivoluzione studentesca. Vespa, occhialone, fascia nei capelli e Roma. Avete presente un po' Audrey Hepburn in "Vacanze romane" e un po' Jane Birkin in minigonna? Ecco.
  6. Una frase, parola che identifichi la tua filosofia di vita: Sono così innamorata delle parole, che scegliere una sola frase è difficilissimo per me. C'è l'inizio di una poesia che mi accompagna da anni: "Amai, trite parole che nessuno osava. M'incantò la rima fiore amore, la più antica difficile del mondo". Sono per le cose semplici. La rima fiore amore può sembrare la più banale, ma resta la più bella di sempre.
  7. Il tuo film preferito? Per ora 500 days of Summer. Ma cambio idea spesso.
  8. 3 cose che ami e 3 che odi: Amo svegliarmi tardi la mattina, amo i primi raggi di sole di Marzo, amo le risate dei bambini. Odio le persone poco chiare, la nebbia e le K al posto delle C.
  9. In quale nazione vorresti vivere? In Italia o a Londra.
  10.  Qual è la parolaccia/imprecazione più frequente che usi? Cazzo. 
  11. Quella volta che ho riso con le lacrime e le convulsioni.. L'ultima volta che  l' amica GF mi ha raccontato delle prodezze sessuali della sua coinquilina. Esilaranti.
11 cose su di me:

  1. La mattina appena sveglia non parlo. Mugugno o al massimo faccio "sì" e "no" con la testa. Ma nessuno deve rivolgermi domande, altrimenti m'innervosisco.
  2. Sono un'entusiasta, ma prima di buttarmi su una nuova avventura ho bisogno di ponderare molto. Le novità mi fanno venire una paura fottuta.
  3. Non sopporto l'odore delle arance e dei mandarini.
  4. Sì, sono siciliana. Ma oh, che ci posso fare? (se vi fosse venuto in mente dopo aver letto la cosa su di me, numero tre)
  5. Non riesco ad aprirmi subito con le persone e all'inizio sembro fredda, acida, snob e altezzosa. Ma datemi tempo. :) 
  6. Non mangio quasi mai la pasta e vivo di schifezze (gelato, patatine fritte, hamburger con bacon, cioccolato)
  7. Ho la gastrite da anni e non la curo mai bene. Ci convivo piuttosto bene.
  8. Odio Milano.
  9. Amo Roma, Firenze e Londra in modo viscerale. 
  10. Ho fatto danza classica per anni. Poi ho lasciato perché la testa ha sempre vinto sul cuore. Ma sto cercando d'invertire la tendenza.
  11. Non presto attenzione a milioni di cose, sono una disordinata cronica e dimentico le cose facilmente. Ma sul lavoro (o per qualcosa a cui tengo) divento una precisina rompipalle e maniacale. 
Le 11 domande per i blog nominati:
  1. Perché hai deciso di aprire un blog? 
  2. Qual è il tuo sogno più grande? 
  3. Hai un rimpianto a cui pensi spesso?
  4. La città dove vorresti vivere? 
  5. Se tu fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? 
  6. Che passioni hai? 
  7. Il ricordo d'infanzia più bello? 
  8. Cosa fai nel tempo libero? 
  9. Il tuo colore preferito è (e perché)? 
  10. C'è un libro e/o un film che consiglieresti? 
  11. Avessi una bacchetta magica, cosa cambieresti nella tua vita? 
E, finalmente, le 11 persone da me nominate:
  1. Cri (perché ha tentato di farmi cambiare idea sul Natale scrivendo un post! E perché la adoro!)
  2. Pauli (che scrive di "Muoda", come dice lei, ma si prende poco sul serio. E mi fa ridere)
  3. Che Sonno che ho (mi piacciono un sacco le conversazioni tra Popi e Pomì)
  4. Anche io voglio un blog (nuova scoperta dell'ultimo periodo. Davvero carina!)
  5. Berry (che ha già ricevuto il premio. Ma la nomino lo stesso!) 
  6. Diciassettenne (ha scritto due post su San Valentino davvero belli!)
  7. PrecariaMENTEando (anche lei è stata già nominata ma merita una visitina. Sopratutto per i suoi racconti sulla Tanzania!)
  8. The Life in a year (propone una foto al giorno e lo farà per un anno. Idea geniale, secondo me!)
  9. Misantrophia (perché mi rivedo tanto nei suoi post, a volte!)
  10. Viola (perché anche se scrive poco ultimamente, mi piace un sacco leggerla)
  11. Barbarella (altra new entry delle mie letture: divertentissima!)

E' stato difficile scegliere ma ci sono riuscita. Avrei voluto mettere anche altri blog ma il limite era 11 e a quello mi sono attenuta. Vi consiglio anche di fare un salto da MissStuffo. Curiosate un po' ovunque, insomma. Vi fa bene! 

domenica 3 febbraio 2013

Cronistoria di una giornata felice


Chiamare le amiche di sempre e piangere a telefono.
Leggere frasi come "piangi fino a quando non hai finito le lacrime" e continuare a piangere, ma singhiozzando. Cercare di scrivere qualcosa che abbia un senso, non riuscirci e tornare a piangere. Rispondere con uno smile, che tu mi capisci o almeno spero.
Sentire il bisogno di un abbraccio, non uno a caso, quell'abbraccio.
Sentire che la mia gioia è condivisa dalle persone più importanti per me, di non essere sola, nonostante, negli ultimi mesi, ci sia un po' di vuoto intorno.
Ricordarsi che è giovedì. Leggere l'oroscopo d' Internazionale e sentirsi felici, confusi, impauriti ed emozionati. Per un oroscopo? Sì, anche per quello.
Uscire presto da casa come non facevo da anni. Stendersi su un prato e sentire il sole sulla pelle, a fine Gennaio. Parlare di un futuro che fa più paura di prima ma fa battere il cuore più forte.
Mangiare una torta con doppio strato di cioccolato e dimenticare, per una volta, l'ossessione della bilancia.
Guardare tua "nipote" che gioca con il tuo cane e pensare che queste saranno le cose che ti mancheranno di più in assoluto.
Parlare a telefono senza sapere perché il dito è andato proprio su quel nome e su quel tasto verde. Ridere e poi arrabbiarsi e poi di nuovo ridere. Pensare che prima o poi darò un nome anche a queste "emozioni".
Sentire che non sto più rincorrendo la vita: non è una corsa a chi arriva prima e taglia il traguardo.
Guardare quelle mure gialle e arancioni e pensare che, forse, non ne hai mai viste di così belle.
Cercare di imprimere nella memoria quelle scale, quel sole, quel vento, quell'odore, per portarlo con te per sempre.
Bere una birra fredda, in un pub affollato, augurandosi una "buona vita".
Raccontarmi le cose che mi hanno cambiato la vita e il punto di vista da cui la guardo: di quella volta che mi è tremata la terra da sotto i piedi, degli occhi della signora anziana seduta in libreria a Firenze, delle mani di Ale che non si cancellano neanche dopo mesi di sapone, di quel Pasolini che ha detto che non vogliamo essere giovani stanchi, di quel bambino biondo e quell'altro un po' più scuro che hanno un segreto che conoscono solo loro, di quella foto "rubata" che mi racconta talmente bene che quasi mi spaventa, di tutti quelli in arancione che mi hanno fatto capire quanto il concetto di stanchezza sia relativo, di quegli occhi profondi come un pozzo che ti fanno venir voglia di lanciare la monetina ed esprimere un desiderio.

E' un giovedì come un altro eppure è tutto così speciale che è difficile da descrivere.
A volte abbiamo solo bisogno di una spinta per capire cosa vogliamo fare, davvero, nella nostra vita. Questa volta per me, è stata una spinta di tante mani, tutte diverse.
Le ho prese e mi sono data la forza per combattere. Non voglio più rischiare di svegliarmi tra trent'anni con il rimorso di non averci provato.
Me l'hai insegnato tu, papà, cosa vuol dire passione. Mi hai insegnato che per la passione si può mettere da parte anche la razionalità. Quindi, non volermene se non sarò mai quello che sognavi.
Ho provato a essere perfetta così tante volte e quasi sempre ho fallito o esagerato.
Voglio l' amore: per le cose faccio, per me stessa, per la mia vita, per gli altri.
Voglio sapere cosa vuol dire svegliarsi la mattina con la consapevolezza di percorrere una strada che non è già stata battuta da altri. E' mia. E sarà dura, mi farà cadere chissà quante volte, mi maledirò e sarò incazzata con me stessa. Proseguirò quella strada con la fierezza che mi avete insegnato.
"Testa e collo in alto. E sorridi." mi hanno gridato per anni dentro una sala prove.
Andrò avanti per quella strada scoscesa e difficile, ringraziandomi e ringraziandovi per avermi fatto diventare quella che sono oggi.
Sto rinunciando all'agiatezza di una vita comoda ma il mio è un percorso senza ritorno, ormai. Ve l'avevo detto, volevo fare la principessa e poi ci ho ripensato.

E' un nuovo inizio. E' una nuova nascita. Io questo giovedì me lo voglio ricordare come il giorno della felicità assoluta, con le lacrime che mi rigavano il volto e mi "battezzavano" per la seconda volta.