Secondo Google ieri era il mio compleanno, mi ci ha messo anche il doodle con la torta e le candeline e se ci passavo sopra con il mouse mi usciva fuori la scritta "auguri Emme".
Quindi, a questo punto, ho numero due compleanno non festeggiati per niente (e l'anno non è ancora finito).
Tra qualche giorno, Giovedì 9 per essere esatti, questo blog spegne due candeline.
Risparmiamoci la commozione e le lacrime che negli ultimi mesi l'ho proprio trascurato e chissà se mai riuscirò a essere costante come voi.
In questi giorni, al blog è presa una specie di malattia gravissima che fa sì che arrivi spam come se non ci fosse un domani: 10 commenti anonimi al giorno, sempre e solo in inglese, per propormi diete, siti mai aperti, punti di vista diversi dal mio ma sempre su altri siti mai aperti.
Ditemi come si fa a liberarsene perché io non so cosa ho fatto, se l'ho fatto e perché ma giuro che non era mio intento chiamare in causa tutto il web e attirarmi tutta la pubblicità del mondo.
Sempre per il blog, l'amica F. mi ha fatto la simpatica intestazione, solo che lei l'ha fatta con sfondo bianco e blogspot lo fa diventare grigio.
Non abbiamo capito il motivo e io sono incapace, quindi o mi trovate una soluzione o ci teniamo questo sfondo grigio e triste.
Per il resto, piccole Ansa dalla mia vita:
- devo studiare ma non ho voglia
- ho quest'allergia insopportabile e perenne che si aggiunge al mio setto nasale deviato. Oggi, cioè adesso alle 2 passate, mi sono trovata a spulciare forumalfemminile per capire se c'è un medico a cui posso rivolgermi a Roma e fare, finalmente, sto benedetto intervento
- sono a dieta, again and again and again. Ho comprato frutta e verdura e mangio solo roba integrale e se avessi un eurospin vicino comprerei anche il latte di soia al cioccolato (sì, l'unico latte di soia che mi piace lo vendono all'eurospin)
- a proposito del punto precedente, proprio in questo momento mi è venuto in mente che potrei seriamente soffrire di ipotiroidismo come mia madre, mia nonna, mia zia e tutta la generazione amen. Adesso vado a cercare su forumalfemminile il da farsi.
- Si è capito che sono tornata a Roma?
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lunedì 8 settembre 2014
sabato 20 luglio 2013
Ai tuoi sorrisi
"F, ma questo ha studiato a Yale?"
"Mi sembra di sì. Forse, solo in Erasmus per sei mesi!"
"Ah, però! Secondo te questo mi fidanza?"
"No".
"Ultimamente vivo sempre con questa sensazione del cerchio che si chiude. Solo che non ho ancora capito cosa succede quando si è chiuso del tutto"
"Muori!".
"Pranzi con me?"
"No, vado a casa. E' il mio onomastico. I miei ci tengono!"
"Maa scusaaa, non mi avevi detto che Sant'Alessio era ieri?"
"Si, era ieri. E io non mi chiamo Alessia, infatti!".
Inizio da qui. Dalle cose sceme che ci diciamo, che lo capisci subito quando sono completamente giù/fuori fase e te ne esci con queste battute che sono un mix perfetto e letale di ironia e sarcasmo.
E te lo scrivo qui perché se questo posto esiste, se io scrivo, è (quasi) solo grazie a te che un giorno mi hai detto: "apri un blog e scrivi. Ma scrivi tanto. E scrivimi che mi piace leggerti".
E io oggi ti scrivo.
Oggi che è il giorno dopo dei tuoi 18++.
Lo faccio oggi perché siamo noi così: sempre un po' in ritardo, sempre un passo dopo.
A te che io piangevo e mi tenevi la mano.
A te che interpreti le mie smorfie e poi ne ridi un sacco.
Al tuo modo meraviglioso di entrare nella vita della gente: bussando, piano e chiedendo sempre scusa del disturbo.
Ai tuoi "grazie" perché, ormai, la gratitudine è una roba talmente rara che ti rende ancora più speciale.
Ai tuoi occhi che esprimono un mondo infinito e ogni tanto si bagnano di lacrime.
Alla tua sensibilità.
Alla tua voglia di metterti in gioco.
Ai tuoi mille interessi, i tuoi duemila impegni, alle tue tremila attività che a starti dietro mi gira la testa.
Alla te che voleva chiamare "lui" per dirgli di smetterla di farmi così male.
A te che ti travesti per Carnevale, per Halloween, per le feste e mai nella vita.
A quella foto in cui abbiamo le orecchie da "topo" che mi piace un sacco ma che nessuna delle due ha avuto il coraggio di mettere come foto profilo per non incappare in qualche battuta che non fa ridere.
All'email che ci mandiamo, che ci fanno ridere ma che sono certa non capirebbe nessuno a parte noi.
Alle nottate passate in chat perché nessuna delle due ha sonno e alle nottate passate davanti una birra e un computer a lavorare fianco a fianco.
Alle idee che ti vengono e che coinvolgono tutti.
Alla tua risata contagiosa.
Alla tua voglia di vita.
All'amore che metti nelle cose che fai.
Al meglio che sei riuscita a prendere in me, in quest'anno fatto insieme.
Ai tuoi meravigliosi 18++, perché sono certa che l'importante è non sentirli.
Le cose belle arriveranno, ne sono certa. Te le meriti tutte.
Sei portatrice sana di allegria e se il mondo non gira nel verso giusto per te, non capisco per chi dovrebbe farlo.
Ti voglio bene. Con il cuore.
giovedì 9 maggio 2013
Auguri principino!
2007
Una scala lunga e illuminata da candele profumate.
Lui è bello come pochi. Elegante e bellissimo.
Arriva lei. Ha i boccoli che scendono fino alla schiena.
"Bambolina".
La bambolina, s'incazza subito perché "bambolina, ci chiami tua sorella". Poi, la bambolina lancia uno sguardo al suo accompagnatore che però fa spallucce, come a dire "lo sai. E' fatto così".
Il principe le prende la mano, le fa fare una piroette su sè stessa. 360 gradi completi, per essere guardata meglio.
"Hai capito la bambolina!". Poi, si gira verso l'accompagnatore: "hai capito tutto tu. Complimenti, fratello".
La bambolina finge la tosse, così, solo per fare capire che c'è.
Il piccolo lord, sempre elegante, le porge il braccio. La guarda, sorride: "sei la più bella e la più fortunata di tutte stasera".
C'è la musica di sottofondo e l'odore di citronella nell'aria. La bambolina è una bambina, con una taglia 38 e un tacco 12 ai piedi.
La bambolina, quella sera, si scoprirà innamorata davvero per la prima volta.
E sarà il vino bianco, sarà l'aria, sarà che forse non è più così bambina ma quella sera saprà cosa vuol dire amore. Anche quando a fine serata incrocerà degli occhi azzurri conosciuti e non gli sembreranno più niente di che.
La bambolina tornerà a casa alle sette del mattino, il trucco sbavato e la cintura in borsa.
"Tanti auguri, piccolo principe"
"Grazie bambolina. Mi raccomando, tienitelo stretto. E' mio fratello. E' speciale".
In quel castano scuro, quasi nero, ci si poteva perdere se non si stava bene attenti. Era come navigare per mari in tempesta, era come scalare montagne altissime.
E quella risata. Una risata che erano tanti campanelli che suonano insieme, nella prima giornata di primavera, quando sbocciano i fiori di magnolia.
Il principino era uno di quelli che non passava inosservato.
La sicurezza sfacciata dei vent'anni, l'assoluta bellezza, quei modi di fare da piccolo lord. C'era dietro quella facciata, dietro quell'imporsi alla gente, tutto un mondo.
Tutto in quel castano scuro, quasi nero.
Quando lo conoscevi, dopo che ti aveva stretto forte la mano la prima volta, ti rendevi conto che avrebbe fatto grandi cose. Non era una sensazione ma una certezza.
Diceva di voler fare il medico e te lo immaginavi subito come il più bravo chirurgo di tutti i tempi, diceva di voler fare giurisprudenza e immediatamente ti sembrava di vederlo con la toga da magistrato, diceva di voler semplicemente nuotare e allora non avevi bisogno di immaginare. Era un delfino.
E' una dote, una virtù e non tutti la possiedono. Riuscire così bene in tutto senza sforzarsi per niente, essere brillanti anche facendo discorsi semplici.
Il principino, c'era poco da fare, brillava di luce propria.
E con lui si rideva. Sempre.
Una mattina di ottobre, quelle con il sole, ci siamo incontrati davanti casa. Un incontro come ce n'erano stati migliaia.
Ero di fretta, come sempre. I capelli arruffati e ribelli, un po' come me, mentre i suoi restavano fermi anche con il vento.
Un uomo perfetto e una donna imperfetta davanti una porta.
"Signora, i miei omaggi!". E subito dopo la sua risata fatta di campanelli.
"Quanto mi fai incazzare quando mi chiami signora?".
Mi apre la porta, il piccolo principe, e poi fa mezzo inchino.
"Dai, scemo", gli dico. Stringo un pacchetto in mano, dentro ci sono due brioche e qualcuno sta aspettando la sua colazione.
Ci fermiamo a guardarci, i suoi occhi castani, quasi neri, dentro i miei.
Ci siamo fatti una promessa quella mattina di ottobre ma è rimasta lì, tra gli stipiti di quella porta. Così come la sua risata, così come lui.
Non ho avuto mai il coraggio di parlarne con nessuno, anche perché non sono riuscita a mantenerla.
Glielo dicevo che non ero brava con i giuramenti, che non lo sono nemmeno adesso, ma non mi credeva mai.
Due sere più tardi, in una piazza inanimata e vuota, "ci dobbiamo vedere. Non lo facciamo mai", ha detto serio.
"Lo so", ho risposto frettolosa.
E quella è stata l'ultima volta che abbiamo parlato, che ho visto i suoi occhi, che ho sentito la sua risata.
Eppure, era destinato a fare grandi cose.
Allora, ripartiamo da capo che quello che mi dite non è possibile. Che vuol dire che non c'è più?
Che vuol dire che non potrò ascoltare la sua voce?
Ripartiamo da quella sera del 2007 che lui era bellissimo e io una bambina innamorata.
Ma non si può. La vita non ci fa mai tornare indietro.
E dopo quello schianto, dopo quel rumore è cambiato tutto. Siamo cambiati noi.
Ci sforzavamo di ridere perché lui rideva, ma le lacrime erano sempre pronte a scendere. Ci sforzavamo di stringerci e di vederci di più, come lui avrebbe voluto.
Ma non è mai stato abbastanza.
E' bastato un secondo, una distrazione, un brutto volo, un casco non messo.
Il principe non c'è più.
Non riesco a ricordare la sua risata, non riesco a ricordare la sua voce. E fa male.
In questi giorni avrebbe compiuto 24 anni.
Me lo voglio ricordare così, su quella scala con l'odore della citronella, mentre le sue parole mi fanno innamorare di suo "fratello".
"Auguri principino".
"Cosa c'entra questo cielo lucido, che non è mai stato così blu, e chi se ne frega delle nuvole mentre qui manchi tu?
E adesso che sei dovunque sei , chissà se ti arriva il mio pensiero. Chissà se ne ridi o se ti fa piacere."
lunedì 31 dicembre 2012
I miei auguri per il 2013!
Mi sono seduta davanti a questo foglio bianco tante volte. Avrei voluto scrivere di diverse cose. Poi, mi è mancato il tempo, la voglia, l’idea.
Ho mille pensieri che si confondono tra loro e restano sospesi. Sono come il fumo di una sigaretta. Sento che ci sono, vedo in che direzione vanno e poi.. puff, spariti. Per sempre.
Natale è passato anche quest’anno, per fortuna aggiungerei.
E’ stato un Natale più nelle mie corde. Fatto di famiglia, amici, risate. Ho eliminato tutta quella parte ipocrita delle feste che mi faceva sentire spaesata: le telefonate forzate, gli sms di rito copiatieincollati, i regali da sbattimento.
Chi volevo ci fosse, alla fine c’è stato. Anche solo con una telefonata, anche solo per un “come stai?”.
Era il mio primo Natale da single dopo anni e pensavo che sarebbe stato strano e, invece, è stato sereno, liberatorio e forse perfetto così.
Finite queste feste veniamo catapultati in quel breve periodo dell’anno in cui è d’obbligo fare un bilancio.
Per una del mio segno zodiacale è quasi un rito. Traccio una linea immaginaria e divido gli eventi: positivo, negativo, così così, da rivedere.
E’ un lavorone!
Questo 2012 lo archivio a malincuore, non perché sia stato l’anno migliore di tutti ma perché è stato vita pura.
Vita che ti prende e ti dice che è ora di guardarti intorno, di sporcarti le mani e ridere con il cuore.
Ho pianto tanto in questo 2012 e ho pensato mille volte di mettermi a dormire per svegliarmi solo tra qualche anno. Ho avuto bisogno di abbracci caldi e forti che non sempre sono arrivati, ho cercato disperatamente mani di qualcuno che mi sostenesse quando stavo per cadere, ho sentito nitidamente il cuore rompersi più volte.
Sono stata fragile, consapevole di esserlo. Mi sono sgretolata davanti agli occhi di tanta gente e non ho finto di essere forte. Non ho preteso di essere forte per forza.
Ho urlato. Ho scoperto che si può piangere e ridere nello stesso momento e che non sempre è positivo. Mi è mancata l’aria tante volte e ancora di più mi sono sentita soffocare.
Però ho anche riso con il cuore. Ho abbracciato e baciato senza chiedermi se fosse giusto. Mi sono raccontata e ho ascoltato tanto. Ho scoperto che sentimenti come l’ammirazione e la stima sono più forti dell’amore. Ho sfidato i miei limiti e mi sono sentita capace di spostare montagne. Ho tenuto strette le mani di un bambino per giorni e non ho mai desiderato tanto di continuare a farlo. Ho gioito per gioie non mie e l’emozione è stata il doppio. Ho sentito di essere piena anche quando tutto attorno a me mi dava per sconfitta e finita.
E’ stato un anno consapevole. Di scelte importanti. Difficile e bellissimo.
Mi aspetto che il 2013 lo sia altrettanto. Non faccio l’elenco dei buoni propositi perché sarebbe lunghissimo.
Che sia un anno che ci ponga di fronte a bivi e a scelte importanti.
Un anno che ci faccia sbagliare. Perché lo spazio per gli errori è importante: sbaglia chi sa osare. Sbaglia e capisce l’errore commesso solo chi è umile. Commette degli errori chi si mette in gioco e non si arrende alla prima caduta.
Che sia un anno di emozioni che ci fanno ridere per ore o piangere e imprecare per giorni. Di quelle che destabilizzano e ci rendono fragili anche di fronte a chi non vorremmo, perché solo in quei momenti ci apriamo davvero e regaliamo la nostra vera essenza.
Un anno di amori folli e di grandi passioni.
Di viaggi fatti con la voglia di guardare il mondo da un altro punto di vista.
Di grandi cambiamenti, se ne abbiamo bisogno.
Un anno che spiazza e ci lascia senza parole, con la bocca aperta per qualche secondo.
E questo è quello che mi auguro e che vi auguro.
A me, soltanto a me, auguro di avere la forza di scegliere e di portare avanti i miei sogni. E poi come sempre, mi auguro un prato di violette e di fiori blu dove poter stendermi al sole e sentirmi, finalmente, a casa.
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