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domenica 19 gennaio 2014

Tu hai l'anima che io vorrei avere


C'è questa cosa che, ormai, qualsiasi cosa succeda, pensiamo: beh, poteva andare peggio. Intanto ci siamo e stiamo bene, ci possiamo parlare anche se solo a telefono o via sms o per email o su whatsapp però stiamo bene.
Non so se è riduttivo e se un po' sminuiamo la vita, ma c'è questa cosa che, ormai, ci diciamo che poteva andare peggio.
Non ce lo diciamo sempre, ma di sicuro lo pensiamo ogni secondo della nostra vita.
Almeno, io lo faccio.
Ho come la sensazione che certe cose non torneranno più, mai più come prima.
Ho la sensazione che non ci saranno più i messaggi che ci dicevamo ho bisogno, prendi tre birre e solito posto tra mezz'ora. Non ci saranno i pomeriggi sul tappetone a guardare tutti programmi spazzatura che sky ci offre.
Non sarò più la "bionda", principessa che sogna la Birkin e un viaggio lontano. Anche perché dicono che non sono proprio più la principessa bionda, che adesso sono più Zoeey Deschanel in 500 days of Summer (ma questa è un'altra storia). 
Ecco, mi pare che si è perso un pezzo del puzzle e che non lo so se riusciremo mai a ricomporlo e, in ogni caso, non mi ricordo più qual era l'immagine da comporre.
C'era un sole, un prato, una mucca, una gallina e un mulino?
C'era un laghetto? 
Chi può saperlo.
Se ci sono cose che mi mancano, potrei semplificarle in:
- la leggerezza di prendere in giro le femmine, quelle vere, che parlano di trucchi e smalti. Che abbinano gli ombretti e le borse. Noi non siamo mai state capaci e le nostre occhiaie hanno fatto un sacco di uscite in pubblico.
- le risate a parlare di fidanzati, ex, aspiranti fidanzati o presunti tali. Carrie e amiche a noi possono solo "spicciare casa" (come direbbero da questa parte di mondo in cui vivo).
- la sensazione di assoluta serenità, d'amore, tranquillità che solo con lei anche quando c'era il mondo che ci cascava addosso. 

Ecco, visto che il mondo ci è cascato addosso, pezzo per pezzo senza risparmiarci neanche un po', penso che adesso qualcosa si dovrà ricostruire.
E io penso che, insieme, come sempre è stato, anche solo un piccolo angolo di mondo riusciamo a rimetterlo in piedi.
E io, magari, torno a dormire, a fare sogni normali, a desiderare le cose che si desiderano a vent'anni (e qualcosina).

Intanto, bevo camomilla come fosse l'unico rimedio a tutto. Il prossimo passo è lo stilnox.

Questa l'avevo dedicata a lei da subito perché appena l'ho sentita, ho pensato che En&Xanax poteva essere solo nostra.
E oggi più che mai, sento che è nostra.


"Se non ti spaventerai con le mie paure, un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle. In due si può lottare come dei giganti  contro ogni dolore e su di me puoi contare per una rivoluzione.
Tu hai l'anima che io vorrei avere."

martedì 14 gennaio 2014

Un'isola


La bionda, di là, studia inglese e ride mentre l'altra le urla contro che c'è Gabriel Garko alla tv che secondo lei è l'uomo più bello del mondo e quindi diventa scema a guardare tutte le fiction che ci propina la tv (e dove lui, di solito, recita da vero cane).
Io domani ho un esame e neanche un po' d'ansia.
Non ho studiato molto ma oh, l'ansia non ce l'ho, che ci posso fare?
Tant'è che invece di ripassare mi è venuta una gran voglia di scrivere. Cosa? Non lo so.
Io domani al professore gli parlo di me che sul libro c'è scritto che la modernità ha rovinato tutto, siamo più soli e meno consapevoli, siamo travolti dalle cose e più estranei e poi c'è il sesso che livella tutto.
No, non credo ci sia scritto esattamente questo ma sono le poche cose che ricordo.
Io domani gli dico che non sono sola, che ho degli amici belli come pochi, che ho una famiglia e una casa.
Gli dico che al massimo mi isolo, quello sì.
Sono nata in un'isola e io sono un'isola. Mi faccio toccare dalla gente come il mare tocca la Sicilia, mi faccio modificare ma in minima parte che per cambiarmi ci vorrebbero gli anni che non vivrò mai. 
Gli dico che ho prenotato un treno e che spero di prenotarne tanti quest'anno. 
L'isola vuole spostarsi e vuole vedere.
Non che non mi basti Roma ma qui mi manca la gente da abbracciare e io dopo un po', anche se sono un'isola, ne sento un bisogno impellente.
Ma è perché sono qui da poco o perché sono già grande per crearmi rapporti importanti?
Sto pianificando un'intera settimana da passare da sola qui a casa, mentre la bionda e l'altra tornano a casa.
Mangerò schifezze e studierò e così per sette giorni. 
Sembra la vita di un'anziana signora e non quella di una studentessa appena trasferita in una grande città. Ma che ci posso fare se mi hanno fatto vecchia?
Da mesi non aspetto chiamate, messaggi, non apro email con il cuore alla gola. Non c'è nessuno a cui pensare, nessuno da desiderare quando sono sola in questo letto troppo grande.
Sono vecchia dentro mi sa.
Che ci posso fare se non ci trovo niente di bello nel flirtare o nello scopare con gente che hai appena conosciuto? Non so come facciano alcune a farselo andare bene.
Sabato si avvicina una macchina, fischiano. Io e la bionda continuiamo a camminare.
Volete un passaggio, ci chiedono.
No, grazie.
Insistono.
No, grazie. E vanno via.
Rido.
Ma adesso si corteggiano così le donne?
Sì? 
Sono vecchia.

venerdì 3 gennaio 2014

Ricordi

Ho due ricordi abbastanza nitidi. 
Nel primo ci sono io seduta su una poltrona rossa del cinema. Ho in mano i pop corn e accanto a me ci sono mia madre e mia nonna. Stiamo guardando il Titanic. 
Io, Leonardo di Caprio pensavo di amarlo a quell'età. Primo e unico biondo della mia vita. 
Mia nonna a un certo punto si alza per andare al bagno, io resto incollata alla poltrona e con gli occhi fissi sul mega schermo gigante. 
Mi guardo tutto il film, poi torno a casa e trovo il VHS che mi aveva comprato mio padre. In copertina lui e Rose sulla poppa della nave (o era la prua?). 
L'altro ricordo è simile: ci sono sempre io seduta su una poltrona rossa del cinema, c'è mia madre e c'è mia nonna. Solo che a un certo punto mi ricordo di aver iniziato a vomitare dentro una busta di plastica, trovata lì per caso, mentre Leonardo e la rossa sono intrappolati come topi all'interno della nave. 
Il primo ricordo è di sicuro il mio, il secondo dovrebbe essere di quella che penso sia la mia metà perfetta.
È che certe cose ce le siamo raccontate talmente bene, le abbiamo vissute gomito a gomito, che non riesco a definire il limite esatto dei miei ricordi con i suoi. 
Così come non riesco a dividere le mia guancia dalla sua, a staccare le mie labbra dal suo viso così pallido, scavato, provato. 
Le mie viscere si rivoltano di fronte le sue lacrime, inizio a voler vomitare subito e in fretta.
Non escono parole giuste a colmare i silenzi, so solo pensare a quanto siamo state uguali e diverse e quanto sia ingiusta la vita con lei.

È che certe cose tornano, ma le persone non possono tornare mai. 
I ricordi, invece, restano dentro e i miei e suoi sono spesso identici. 
E in questi giorni li sto ripassando, non so perché, ma mi sembra che è l'unica cosa che io riesca a fare.