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domenica 7 aprile 2013
Non ho voglia
Svegliarsi la mattina e non avere voglia.
Di uscire da sotto le coperte, per esempio. Che ho la pessima abitudine di dormire mezza nuda e la mattina svegliarsi è un trauma doppio.
Non ho voglia di questo sole al mattino che il pomeriggio sparisce per lasciare posto alle nuvole e al cielo grigio e triste.
Mi sono stancata di leggere notizie sul Papa, su quanto è bravo e buono anche quando fa colazione. Ma veramente abbiamo bisogno di vedere uno mentre fa colazione? Il prossimo passo è fotografarlo al cesso. Magari è umile anche mentre fa pipì.
Non ho voglia di leggere di Grillo e delle gita fuori porta. Porca troia, dateci un governo o andiamo ad elezioni, ma decidetevi in fretta perché mentre voi fate la Pasquetta, in ritardo, il paese collassa.
Non ho voglia di discutere, di pregare la gente, di capirla quando si cela dietro le frasi a metà, di giustificare.
Non giustifico nessuno e quando una cosa mi sta sul culo la devo dire, altrimenti impazzisco. Urlo, grido e mi accendo subito ma mi passa veloce e dopo un secondo sono lì che scherzo come se nulla fosse. Ma mi dovete fare urlare perché se non faccio così, non mi passa mai.
Non ho voglia di fare quella sicura. Non lo sono e non lo sono mai stata. Se lo fossi stata non avrei mai passato così tante ore chiusa in un bagno.
Non ho voglia d'immaginare quello che tu stai facendo quando il tuo nome è nella bocca di qualcuno. Odio il mio stomaco che fa i salti e la mente che mi fa ricordare i tuoi occhi.
Poi chi lo sa se capita anche a te di sentire il mio nome e di non sopportarlo. Immagino la tua faccia indifferente se qualcuno ti parla di me, ti vedo mentre passi avanti veloce o cambi discorso.
Tipo: "Emme, emme chi?"
Non sopporto tutti questi pensieri che ruotano a quello che fai e che farai. Chi sei tu?
Non tollero il mio sorriso quando mi cerchi perché tutto passa in quel momento, ma poi penso che arrivi e sparisci quando vuoi tu, sei tu a comandare il gioco e io semplice spettatrice.
E non vedo l'ora in cui tutto questo finirà. Tutto passa, anche tu. E io aspetto quand'è il tuo momento di passare.
Non ho voglia di pensare a un viaggio da sola: trovare un b&b, organizzare gli spostamenti, controllare il meteo, ricordare di chiamare gli amici per passare a salutarli, preparare la valigia. Ritrovarmi a Roma, per l'ennesima volta solo di sfuggita. Vederla, amarla e salutarla. Voglio fare una valigia e non disfarla più.
Non ho voglia di fare shopping se prima non perdo almeno 8 kg. Ma non ho nessuna intenzione di riprendere la dieta, nè di andare in palestra, nè di tornare a vomitare, nè di fare la fame. Ditemi voi come si esce da questa cosa perché io non lo so.
Soprattutto, odio H&M. Ora, non è che perché tutti gli hipster fighi si vestono lì e allora "Uuuuh che bello H&M". Un cazzo. Piuttosto non mi vesto.
Non sopporto questi sbalzi d'umore continui. Passiamo da "la vita è bella e io la amo" a "nonC'HoVogliaDiFareNullaLasciatemiMorireSulLettoGrazie".
Io lo so che ho un carattere di merda, che sembra non me ne freghi nulla (e per certi versi è così) e sembro la più acida e fredda del mondo universo. Ma no. Io ho bisogno di abbracci e di certezze.
Di mani che mi stringono e m'inondino di calore.
Di pomeriggi di relax su un divano con tutte le schifezze trovate al supermercato.
Ho bisogno di darmi degli obiettivi sapendo che posso raggiungerli.
Devo fare ordine nella mia testa e nella mia vita. Il problema è che non c'ho voglia.
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martedì 4 dicembre 2012
Fermi tutti.
Fermi. Fermi tutti, mi verrebbe da urlare ogni tanto.
Ma loro, chi mi ascolta, sono già fermi, immobili, bloccati. Senza speranza.
Esagero?
Esagererei se non li vivessi ogni giorno, se non vedessi i loro occhi vuoti, se non sentissi sulla mia pelle le loro frustrazioni, le loro insoddisfazioni. Che sono anche le mie.
Fino a quando non ci vivi in una terra senza futuro non puoi capire. Pensi che giovane è bello, che tutto è divertente, che tanto il futuro aspetterà.
Ma non è vero niente. Non è vero perché questa parola, “futuro”, ce la ripetono tutti riempiendola di significati che capiscono solo loro. Ci fanno sentire piccoli e inadeguati.
Ci dicono: “Siete giovani choosy”. E noi, invece, di ribellarci, di sbattere i pugni, un po’ ci crediamo e diciamo che sì, forse, lo siamo davvero.
Forse, quelli sbagliati siamo noi.
Ma non è vero un cazzo.
Cosa c’è di sbagliato nel sognare? Cosa nel desiderare una vita che non sia triste, monotona e che non ci piace?
Mi ricordo gli ultimi anni del liceo, quelli dove sognavamo la vita che veniva e
ci travolgeva tutti con entusiasmo.
Mi ricordo di un Lui che mi guardava e diceva che avrei spaccato il mondo, se solo lo avessi voluto davvero. Poi quelle parole se l’è portate il vento.
Ricordo di sogni fatti di casa, di risate tra amici.
“Poi vi sposate e noi veniamo a pranzo da voi ogni domenica!”.
La vita complice di amiche che sognano figli che saranno amici anche loro.
Eravamo dei ragazzini e il mondo ci sembrava in attesa solo di un nostro cenno. Come se non ci fossimo nient’altro che noi.
Ci dicevamo che noi, in questa terra, ci volevamo restare perché ci aveva regalato tanto.
Poi, qualcosa si rompe e lo capisci subito quando accade. Iniziano ad andarsene. Qualcuno per sempre.
Roma, Milano, Torino, Bologna, Venezia.
Quante lacrime ho versato davanti un gate? Quante volte ci siamo detti: “la distanza non cambierà le cose?”.
Tutte quelle parole sul restare insieme, sul vederci invecchiare, non hanno più alcun senso.
I pochi rimasti, sono pronti a prendere il volo in questi anni. Stanchi e nauseati dalla stessa città che ci ha cresciuto.
“Altri 5 minuti, solo altri 5!”.
Fatemi sognare ancora una casa con il giardino, ditemi che un giorno saremo tutti insieme come un tempo a gioire dei nostri successi e a piangere dei dolori che verranno.
Ditemi che un giorno avrò dei figli e che loro vi chiameranno per nome, che giocheranno insieme ai vostri figli, che andranno a fumare le prime sigarette nello stesso angolo nascosto dove lo facevamo noi.
Datemi la sicurezza di un sogno svanito, ancora per un po’.
Almeno, fatelo oggi.
Domani mi sveglierò meno nostalgica. E penserò alla mia partenza, che a questo punto non è neanche lontana.
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